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Chapeau Madame a Palazzo Madama

I cappelli femminili, un po’ di storia

I cappelli femminili comparvero intorno al Medioevo. Dapprima le donne erano solite pettinarsi con due lunghe trecce che rialzavano poi a chignon, ricoprendo il tutto con un velo di stoffa che passavano sotto il mento. Le donne del popolo, invece, usavano dei copricapo più modesti come la cuffia o la semplice pezzuola.

L’almuzia, la cuffia in varie forme e i turbanti ispirati a quelli che i crociati videro in Oriente influenzarono le stravaganze femminili dei secoli XIV-XV. Dopodiché, ci fu un ritorno alla semplicità: si mantenne la cuffia, ma ricoperta da un copricapo di  velluto o di seta.

Nel XVII secolo, invece, le donne cominciarono a portare assai di rado i cappelli poiché le acconciature erano troppo voluminose e complesse per consentirne l’uso.

In seguito, si usarono cappelli fatti di paglia e di giunco; nel corso della Rivoluzione francese la moda adottò il berretto anche per la donna, per poi arrivare all’uso dei capelli raccolti e ricoperti da un velo trasparente. Si approdò, così, al periodo del copricapo carico di nastri e piume, in seta, in paglia o in tela, fino all’epoca moderna dove il cappello femminile assunse le fogge più varie, a seconda della moda del momento.


I cappelli femminili, la mostra torinese

E a proposito di cappelli dell’epoca moderna vi è una mostra in corso, “Chapeau Madame! Cappelli di signore torinesi 1920-1970“, che sarà possibile visitare fino al 1 marzo del prossimo anno, e che illustra vari tipi di copricapo, tra i più utilizzati e amati  nell’arco di cinquant’anni: dalle “cloches” degli anni Venti del secolo scorso, passando per i baschi alla Greta Garbo degli anni Trenta, per le “toques”, le calotte fiorite, le piume e le velette degli anni Cinquanta, fino ai “ballon” di pelliccia e i cappelli a larga tesa della fine degli anni Sessanta.

Complemento abituale del vestire della signora del XIX secolo, il cappello diventa nel Novecento accessorio indispensabile per le donne di ogni classe sociale.

I cappelli in mostra provengono dalla collezione del Liceo Artistico Musicale A. Passoni” di Torino, formatasi grazie a donazioni cittadine, con un occhio alla particolare sfumatura di stile delle signore torinesi, note da sempre per l’eleganza aggiornata sul gusto internazionale.

Per maggiori info sulla mostra: http://www.palazzomadamatorino.it/index.php

 

 

2 commenti

  • Katja

    Non mi sono mai soffermata sulla storia e l’evoluzione del cappello femminile. In molte situazione servivano anche per coprire i capelli dato che la donna non li doveva mostrare se non in privato.

    Peccato che la mostra sia stata temporanea, in caso contrario avrei avuto un altro motivo per visitare nuovamente Torino: un recente interesse mi sta portando a conoscere i tessuti e i vestiti con la loro storia e i cappelli sono stati spesso un accessorio obbligato!

    • Maria Curci

      Hai ragione, i cappelli femminili destano sempre una certa attrattiva e conoscere la loro storia è stato molto accattivante anche per me. Poi indubbiamente i tessuti e gli abiti del passato erano molto più ricercati di quelli odierni e osservandoli mi viene anche da pensare che mi sarebbe piaciuto vivere quelle epoche per poter indossare quei vestiti. Ma poi mi sorge il dubbio che non fossero sempre comodi da portare (pensa agli abiti che andavano di moda ai tempi di Maria Antonietta, per esempio, comprese quelle parrucche enormi!).

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