Interviste artistiche

Il Touroperator di Massimo Sansavini, tra arte e migranti

La funzione sociale dell’arte

Tra le definizioni attribuite alla parola “arte” sulla mia enciclopedia (la cara vecchia Rizzoli Larousse) vi trovo anche questa: “Attività estetica; ciò che l’uomo crea per esprimere i suoi sentimenti, la sua ideologia, la realtà che lo circonda, in opere esteticamente valide”.

Gli artisti, effettivamente, hanno sempre realizzato le loro opere rispecchiando le epoche che hanno vissuto. L’arte rappresenta per l’uomo un mezzo per comprendere sé stesso, le proprie origini, il proprio destino, ma anche uno strumento per svelare i propri ideali, la sofferenza personale, gli abusi (subìti o osservati). È una forma comunicativa che da sempre vive nelle civiltà.

Perciò gli artisti dicono la loro attraverso l’arte, anziché limitarsi solo a guardare il mondo che li circonda. Se guardiamo ai giorni nostri un nome che risalta su tutti, in quest’ottica, è senz’altro Banksy. Ma non certo il solo.

Massimo Sansavini con il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli

Massimo Sansavini e il suo Touroperator

Tra gli artisti contemporanei di casa nostra che utilizzano l’arte per sensibilizzare su argomenti attuali, come l’immigrazione per esempio, spicca il nome di Massimo Sansavini.

Sansavini, forlivese di nascita, è un artista che vanta numerose esposizioni, nazionali e non, ma anche collaborazioni prestigiose (su tutte spiccano quelle con la Rai, dove s’è occupato delle scenografie di programmi come In famiglia e Piazza Grande compreso quella per l’oroscopo di Paolo Fox,  e con la casa di moda Enrico Coveri).

touroperator massimo sansavini

Massimo Sansavini s’è distinto per aver realizzato una mostra itinerante chiamata “Touroperator” il cui tema, a dispetto del nome, non sono i viaggi vacanzieri bensì i viaggi di fortuna che molti di coloro che vivono in zone disastrate della terra intraprendono per un futuro migliore da riservare a sé stessi e ai propri figli: africani e asiatici in primis, se si pensa al nostro Paese.

Touroperator è una mostra di arte contemporanea le cui opere sono state realizzate con gli scafi recuperati dall’artista nel cimitero delle barche di Lampedusa.

Un modo diretto per sensibilizzare (e protestare) su un argomento con il quale non ci si può non confrontare e farsi un’opinione, che non di rado risulta plasmata da pregiudizi e/o ignoranza.

Per questo ho pensato bene di intervistare Massimo Sansavini, per capire meglio e aiutare, se possibile, gli altri a comprendere una realtà complessa, e difficilmente ben gestita dagli organismi internazionali, quale quella degli immigrati.

Qui di seguito l’intervista. Buona lettura!

L’intervista a Massimo Sansavini

1) Sbaglio nel pensare che “Touroperator” sia un titolo volutamente provocatorio e dissacrante perché fa venire in mente le vacanze e le agenzie di viaggio, invece qui si fa riferimento al tema dei migranti e della morte che spesso li assale nel mare?

Non sbaglia. Touroperator è un titolo di denuncia contro le organizzazioni criminali che con pochi scrupoli lasciano al proprio destino, in mare, persone stipate in barche di fortuna o gommoni sovraffollati oltre i limiti massimi delle loro capacità, ben sapendo che la sorte di queste persone in molti casi è il naufragio.

2) Anche l’immagine principale alla quale la mostra è associata, la scritta “Touroperator” – che ne ricorda un’altra passata tristemente alla storia: quell’Arbeit Macht Frei posto davanti ai campi di concentramento tedeschi – induce a pensare a una vena polemica, a una sorta di pugno in faccia. Eppure le sculture da lei realizzate non hanno niente di mostruoso, anzi, ricordano l’infanzia rivelando per questo un senso di leggiadria.

La mostra vuole fare entrare lo spettatore dentro ad un tema molto dibattuto ma poco approfondito. Molti non sanno che l’Europa sta creando nuovi campi di concentramento, dando miliardi di dollari alla Turchia perché tenga in campi militarizzati i profughi siriani. Oppure possiamo parlare dei soldi che l’Italia dà alla Libia per tenere bloccati in campi di detenzione coloro che vorrebbero raggiungere l’Europa. Ma allo stesso modo si comportano l’Ungheria che mette in carcere tutti i migranti che entrano nel suo territorio, o la Danimarca che chiede l’oro personale – come fedi e monili – ai migranti, proprio come i nazisti fecero con gli ebrei circa 70 anni fa.

Per quanto attiene alla realizzazione delle opere ho volutamente scelto di raccontare questo tema con un tocco lieve, quasi giocoso, proprio per togliere quel senso di tragedia e pesantezza, e portare lo spettatore ad avere uno sguardo di fiducia e di speranza specie per coloro che ce l’hanno fatta, e fare in modo che il sacrificio di chi non c’è più non sia stato vano.

3) Che impressioni ha avuto finora dalla mostra? Le persone che la visitano colgono il senso e il messaggio che si cela dietro questo suo progetto?

La mostra viene letta a più livelli, gli spettatori sono molto preparati e in tanti alla vista di quei legni che hanno viaggiato nel Mediterraneo non nascondono la loro commozione,  vengono anche tanti studenti che sono quelli maggiormente preparati.

touroperator la mostra itinerante dedicata ai migranti

4) Dal mondo dell’arte, e da quello delle istituzioni in generale, sta ricevendo supporto? So che la mostra è stata accolta, tra gli altri, dal Parlamento Europeo di Bruxelles attraverso un’esposizione apposita.

Si va un po’ a macchia di leopardo. Vi sono alcune amministrazioni molto sensibili che decidono di accogliere la mostra e intraprendere parallelamente percorsi di didattica con le scuole, mente ve ne sono altre che pur essendo state coinvolte non danno attenzione a questo argomento, nonostante la mostra non abbia alcun tipo di onere se non quelli meramente organizzativi.

La stessa cosa accade nel mondo dell’arte: molti spazi istituzionali non accettano proposte o iniziative al di fuori della loro programmazione ed è un peccato in quanto Touroperator non è solo una mostra d’arte  che parla di migrazione ma è l’unica mostra in assoluto ad essere realizzata con il legno degli scafi dei migranti, e dato che lo Stato italiano per legge distrugge tutti gli scafi confiscati, questo legno è l’unica memoria che rimarrà per ricordare questo periodo storico.

5) Ho letto la sua interessante biografia e da quello che ho notato ha avuto spesso finora esperienze di vita e di lavoro all’estero. Perché secondo lei è molto più facile considerare normale e accettabile che certe persone possano avere l’opportunità di viaggiare e vivere al di fuori della propria patria mentre ad altre questo sembra precluso? È colpa dell’occidentalizzazione?

In molti casi è una questione legata alla difesa del territorio e alla paura dell’altro. Oggi per un occidentale è molto più agevole spostarsi, ma pensiamo quando le generazioni precedenti alle nostre con pochissimi mezzi ed istruzione emigravano in Belgio, in Svizzera, in Germania o in America: come venivano trattate o considerate? La storia dovrebbe insegnarci qualcosa.

6) Dulcis in fundo: l’arte ci salverà?

La bellezza ci unisce e l’arte ci salverà.  Infatti l’arte e la cultura in senso più ampio sono l’unica medicina capace di curare l’animo umano e con esso anche la società civile.

8 commenti

  • Claudia

    Per lavoro e inclinazione personale sono molto sensibile al tema dei migranti e ho trovato questa mostra – è l’intervista di questo post – molto bella e toccante. Grazie!

    • Maria Curci

      Grazie a te, Claudia! È sempre un piacere trovare persone dotate di sensibilità e umanità!

  • Lucy the Wombat

    Questo è uno dei post più interessanti che abbia letto in questo periodo, grazie! Bellissima l’idea di recuperare gli scafi delle navi, non sapevo che venissero distrutti, ed è davvero triste questa cosa del cimitero delle barche. Mi vergogno tantissimo di come i governi e l’opinione pubblica stiano trattando questo tipo di (tentata) immigrazione (anche perché ti scrivo dall’altra parte del mondo, sono una migrante fortunata), meno male che ci sono mostre come questa, e articoli per farla conoscere. Grazie ancora.

    • Maria Curci

      Grazie mille, cara! Si, è una questione delicatissima visto che ci sono in mezzo vite umane che però, evidentemente, sono considerate di serie B se non pure C. È un bene immenso trovare persone che si rivelano dotate di sensibilità e umanità….e che magari hanno anche studiato la storia, specie quella del secolo passato che sta lì ad ammonirci sugli erroracci da evitare come la peste. Però certa umanità è talmente ottusa e intrisa della propria arroganza, frammista talvolta a ignoranza, che sembra proprio inamovibile. Ma sai come si dice? Ciò che si semina si raccoglie…

  • Maria Grazia Vinci

    Il tema delle migrazioni mi sta particolarmente a cuore, tanto che qualche anno fa ci ho fatto pure la mia tesi di laurea. Mi piacerebbe molto vedere la mostra di Sansavini… È importante sensibilizzare su certe questioni, soprattutto oggi, in un Italia che chiude le porte a chi viene da lontano e si è dimenticata che fino a qualche decennio fa andava lontano più o meno per gli stessi motivi!

    • Maria Curci

      Condivido appieno il tuo pensiero Maria Grazia e complimenti per l’argomento della tesi di laurea! Purtroppo la storia, lo dico da un po’, non viene mai studiata abbastanza e questo porta ad avere la memoria sempre più corta.
      La mostra è itinerante, magari tieni d’occhio la pagina dell’artista perché probabilmente ci saranno altre date. 😉

  • Rossella kohler

    Bellissimo post. Un giorno dovremo rispondere della disumanità che non abbiamo saputo contrastare. Solo chi fa qualcosa in questa direzione, in campo sociale o culturale, potrà dire ‚io non ho collaborato‘. Gli altri, gli indifferenti, saranno condannati dalla Storia. Anche noi blogger e comunicatori di vario genere dobbiamo sempre tenere al centro queste questioni. Perciò, grazie.

    • Maria Curci

      Perfettamente Rossella, mai abbassare la guardia contro il degrado dei sentimenti e dell’umanità. Grazie mille a te per essere passata di qui!

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