la storia e i musei dedicati al mosaico
Musei da scoprire

La storia e i musei dedicati al mosaico

Esemplari di mosaici particolarmente significativi sono conservati in numerosi musei, sia in Italia (per esempio al Museo Nazionale di Napoli, a Roma presso il Museo Nazionale Romano, i Musei Capitolini e i Musei Vaticani) che all’estero (Staatliche Museen di Berlino) ma anche in edifici privati (a Piazza Armerina, in Sicilia, a Tivoli, ad Antiochia).

Il mosaico, cos’è

Il mosaico, termine derivante da Musa (opera sacra alle Muse, dal latino musaicum opus), è una tecnica tramite la quale si decora la parte di un edificio (solitamente il pavimento ma anche la parete o il soffitto) con l’accostamento e il fissaggio di piccoli elementi di materiale duro e di vari colori, chiamati tessere (che possono essere marmi, madreperle, paste vitree, smalti), tagliati in forme regolari e disposti secondo motivi geometrici o figurati. Un’arte impiegata fin dall’antichità e in differenti zone geografiche.

mosaico pavimentale
Mosaico pavimentale a Efeso. Foto di Radomill, da Wikipedia. org

La tecnica del mosaico pavimentale ci è nota grazie alle segnalazioni che ci sono state lasciate da Vitruvio e Plinio il Vecchio. Su un terreno ben livellato veniva posto un conglomerato di sassi, detto statumen; su di esso vi era il rudus, strato di pietre frantumate e calce, e al di sopra il nucleus, ossia coccio pestato e calce. Infine su una superficie di intonaco, liscia e spalmata di polvere di marmo, sabbia e calce, venivano inserite le tessere policrome. 

La storia del mosaico

Per quanto riguarda la storia del mosaico, primitivi mosaici pavimentali appaiono già a Creta in età minoica. A partire dal V sec. a.C. sono documentati anche in Italia e nella Grecia continentale pavimenti a ciottoli con decorazioni geometriche e figurate, tra cui la serie delle scene di caccia rinvenute a Pella, in Macedonia.

I più antichi esemplari di mosaici pavimentali appartengono all’età ellenistica, opera probabilmente di maestranze specializzate, insediate in località dell’Italia e della Grecia.

Basti pensare all’imponente serie della casa del Fauno a Pompei, databile tra il II e il I sec. a.C., tra cui la famosa rappresentazione della Battaglia di Alessandro e Dario o Battaglia di Isso, di esecuzione locale, copia di un quadro di Filosseno di Eretria. Alla medesima epoca sono attribuiti i mosaici frammentari di Palermo, con scene relative alla vita di Alessandro. Contemporanee al complesso pompeiano sono in Grecia le opere musive pavimentali di Delo.

mosaico della battaglia di isso
Il mosaico raffigurante la Battaglia di Isso

In seguito, la grandissima diffusione del mosaico e il raffinarsi della tecnica condussero alla creazione di veri e propri centri di produzione particolarmente attivi; una fiorente scuola ebbe certamente sede ad Alessandria. Squadre di mosaicisti presero a spostarsi da una città all’altra per la messa in opera dei lavori e si delinearono officine specializzate.

Repertori di schizzi con i soggetti più vari, tratti dalla mitologia, dalla vita quotidiana, dall’ambiente marino, dal teatro, o riproducenti dipinti celebri, passavano da un’officina all’altra, favorendo la ripetizione di schemi già collaudati.

Plinio il Vecchio documenta l’avvenuta diffusione in epoca imperiale dell’opera musiva estesa, con tessere più leggere e spesso vitree, a pareti, soffitti a volta e fontane. Un’esauriente documentazione in tal senso è data dagli edifici di Ercolano e Pompei.

Il mosaico bizantino

Dell’epoca cristiana e bizantina ci sono pervenute le migliori testimonianze dell’arte musiva. Si pensi agli eccezionali mosaici di Ravenna, giunti intatti fino a noi: da quelli del mausoleo di Galla Placidia alla decorazione musiva del battistero degli Ortodossi e di quello degli Ariani, della Basilica di Sant’Apollinaire Nuovo, opera di artisti diversi che si ispirarono forse a più antichi testi miniati.

Anche se la massima manifestazione del mosaico ravennate sono tuttavia le chiese di San Vitale e di Sant’Apollinare in Classe, opera probabilmente di maestranza locali.

storia del mosaico
Il mosaico raffigurante l’imperatrice Teodora e la sua corte, presente nella Chiesa di San Vitale, a Ravenna. 
Foto di Stefano Perrini, da Wikipedia. org

I mosaicisti bizantini dal VI al X sec. seppero trarre gli effetti artistici più suggestivi dall’utilizzo del fondo d’oro, tale da fornire particolari vibrazioni di luce alla superficie musiva stessa. D’altronde per l’arte bizantina il mondo visibile era un riflesso di quello invisibile e l’edificio sacro simboleggiava questi due aspetti dell’universo; quello spirituale nelle decorazioni del presbiterio e quello materiale nelle decorazioni del naos.

Capolavori sono, da questo punto di vista, i cicli della chiesa del monastero di Daphni, in Grecia, e quelli di Santa Sofia a Kiev e di Ossios Loukas sempre in Grecia, ma altrettanto notevoli sono i mosaici della Sicilia, dalla Cappella Palatina di Palermo sino al Duomo di Monreale.

Da maestranze e insegnamenti bizantini nacquero anche le scuole musive romane, venete e toscane: si ricordano i mosaici di San Clemente, Santa Maria in Trastevere, Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano a Roma; del battistero di San Miniato a Firenze, di San Marco a Venezia oltre a quelli delle chiese di Torcello e Murano.

mosaico bizantino
Particolare del mosaico raffigurante il Cristo pantocratore presente nel Duomo di Monreale, in Sicilia.
Foto di Tango7174, da Wikipedia. org

Fuori dall’Italia l’influenza bizantina si palesa nei monumenti arabi, come la cupola della Roccia a Gerusalemme e le moschee di Medina e Damasco. Abbagliati dall’arte bizantina, vi fu nei principi di Kiev, nei califfi ommayyadi, nei re normanni, nei dogi di Venezia la volontà di competere con gli splendori di Bisanzio, fatte salve le iconografie e le tematiche locali.

I musei del mosaico

Nel tempo si giunse al momento in cui il mosaico cedette di fronte alla pittura vera e propria e, per resistere, perse i suoi caratteri stilistici e figurativi divenendo una pittura fatta di pietre nella quale artigiani provetti, e pazienti, traducevano minutamente sul muro i cartoni preparati dagli artisti. Come quelli che a Venezia tradussero i lavori di Tiziano, del Veronese e del Tintoretto, per pareti e cappelle della basilica di San Marco e quelli che, a Roma, composero in mosaico le immense tele secentesche delle cappelle di San Pietro, nella prima metà del Settecento.  

E  che dire dei musei dedicati al mosaico? Ve ne sono nel complesso di diversi sparsi per la penisola: il Museo TAMO e il Museo d’Arte della città di Ravenna, i Musei Civici di Reggio Emilia dove tra le differenti collezioni vi è anche quella dedicata ai mosaici, e poi il  Parco Archeologico di Classe sempre nel ravennate così come il Museo Classis. In Umbria vi è la Villa dei Mosaici di Spello, il Museo del Mosaico di Spilimbergo nel Friuli e il MAM Museo dell’Arte del mosaico di Monreale, in Sicilia.

6 commenti

  • Katja

    Mi sono avvicinata al mosaico qualche anno fa durante un corso fatto in Erasmus sulle tecniche artistiche: la mia presentazione in aula e relazione a fine corso è stata sui mosaici! E da lì non mi sono più fermata perché me ne sono innamorata. E’ una tecnica che m’incanta parecchio. Mi piacerebbe poter visitare Palermo: città mai vista ma che tra le tante cose che offre (artisticamente parlando) ci sono anche i mosaici.

    Sono stata tre volte a Ravenna e la scorsa estate ho finalmente visitato il museo TAMO ma ancora non sono andata al MAR: sarà per la mia prossima volta.

    • Maria Curci

      Eh, che bella esperienza dev’essere stata! Si, Palermo è un’altra di quelle città che offre molto anche per ciò che riguarda i mosaici, anch’io spero di visitarla…. tra le altre!

  • Carmen

    Dai sempre un taglio molto specialistico si tuoi articoli. Riconosco un po’anche la mia formazione da storica dell’arte. Bello questo post sui mosaici!

    • Maria Curci

      Grazie mille Carmen! Al contrario tuo non ho effettuato studi da storica dell’arte, ma grazie al blog cerco di recuperare, e vedere che anche altre persone apprezzano non può che farmi un immenso piacere!

  • Arianna

    Ma bellissimo questo articolo! Sono molto appassionata d’arte e a Ravenna ho visto tutti i monumenti e i musei musivi, davvero una realtà antica e splendida che racconta molto di noi anche in senso simbolico!

    • Maria Curci

      Molte grazie, Arianna! Si, il nostro patrimonio artistico, compresi i mosaici, è grandioso. Complimenti anche a te per la passione, che rendi pratica, per l’arte!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *