Da ottobre a Roma c’è una mostra che ripercorre la storia del cinema italiano, evidenziando il ruolo determinante che la Capitale ha avuto nella crescita dell’industria cinematografica nazionale.
Il percorso guida il pubblico attraverso decenni di produzioni, protagonisti e trasformazioni, mostrando come Roma sia diventata un centro nevralgico per registi, attori e studi di produzione.
Per comprendere appieno questo legame è utile ripercorrere le principali tappe che hanno segnato l’evoluzione del cinema italiano, dalle origini fino alle rivoluzioni stilistiche del Novecento. Scopriamole insieme!
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La storia e le origini del cinema
La storia del cinema trova comunemente il suo punto di partenza in Louis Lumière, che all’inizio del Novecento mise a punto un dispositivo, il cinematografo, capace di catturare e proiettare su uno schermo le immagini in movimento.
Nei suoi primi corti le riprese all’aperto mostravano scene di vita quotidiana, cronache e documenti filmati: immagini sorprendenti, ma senza una vera sceneggiatura o regia strutturata. Curiosamente, Lumière stesso non credeva che la sua invenzione potesse avere un futuro duraturo.
Fu Georges Méliès, illusionista e regista teatrale, a intuire le potenzialità narrative della nuova arte. Trasferendo sullo schermo la fantasia del teatro Robert-Houdin, che acquistò nel 1888 e dove si svolgevano spettacoli di illusionismo, inventò i primi effetti speciali e aprì la strada al cinema come racconto fantastico.
Con Lumière e Méliès si delinearono i due elementi principali che accompagneranno lo sviluppo del cinema: da un lato l’osservazione del reale, dall’altro la dimensione fantastica.
Tra il 1908 e l’inizio della prima guerra mondiale il cinema si diffuse rapidamente in tutta Europa, compresa l’Italia che negli anni successivi avrebbe trovato in Roma un centro vitale per produzioni, registi e innovazioni stilistiche.

Quando nasce il cinema italiano?
La storia del cinema italiano prende forma tra il 1904 e il 1908, sviluppandosi attorno a quattro importanti case di produzione: la Cines di Roma, fondata da Filoteo Alberini, l’Ambrosio Film e l’Itala Film di Torino, e la Titanus di Napoli.
In questi anni la produzione nazionale si concentrò soprattutto sul film storico, con particolare attenzione agli ambienti romano-classici, e grazie all’uso di grandi mezzi tecnici riuscì, alla vigilia della prima guerra mondiale, a conquistare un primato europeo.
Parallelamente prendeva forma il fenomeno del divismo italiano grazie ad attrici come Francesca Bertini e Lyda Borelli.
Tra le opere più significative di questo periodo spicca Sperduti nel buio (1914), diretto da Nino Martoglio: un film muto che anticipa già alcuni elementi del futuro neorealismo.
Il Neorealismo italiano
Il periodo bellico rappresentò un punto di svolta nella storia del cinema italiano, anticipando l’emergere del neorealismo.
Già nel 1942 film come Ossessione di Luchino Visconti, influenzato dal verismo francese, mostravano una tendenza a rappresentare la realtà senza filtri, una prospettiva che avrebbe caratterizzato le opere del dopoguerra.
La nascita del neorealismo segnò una vera rivoluzione: il cinema non era più solo intrattenimento, ma uno strumento per osservare la vita reale. Le pellicole venivano girate direttamente sui luoghi dell’azione, spesso con attori non professionisti, capaci di restituire autenticità e immediatezza.
Questa corrente nacque anche per necessità: la guerra aveva stravolto l’industria del cinema italiano, ma la poesia che scaturiva da quei primi film fece emergere un nuovo linguaggio visivo che ridefinì la narrazione sullo schermo.
Il vero fondatore del neorealismo fu Roberto Rossellini che, con Federico Fellini e Sergio Amidei come sceneggiatori, realizzò nel 1945 Roma città aperta e nel 1946 Paisà, forse il film più rappresentativo della corrente.

Le nuove tendenze dopo il neorealismo
Dopo la crisi del neorealismo, la storia del cinema italiano entrò in una fase di profonda trasformazione. Una nuova generazione di registi, guidata da Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, iniziò a esplorare linguaggi diversi, per superare i modelli precedenti.
Le loro opere analizzavano la realtà attraverso nuove narrazioni, mettendo in luce il senso di smarrimento e la difficoltà di comunicare che caratterizzavano l’uomo contemporaneo.
Accanto a questi autori continuarono a distinguersi figure già affermate come il già citato Luchino Visconti e Vittorio De Sica.
Negli anni successivi emersero poi nuovi talenti che contribuirono a rinnovare la tradizione cinematografica italiana, ciascuno con un approccio personale: Marco Ferreri, Bernardo Bertolucci, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Ermanno Olmi, Mario Monicelli e Lina Wertmüller.
Un’altra novità di questo periodo è il western all’italiana, che negli anni Settanta conobbe un enorme riscontro popolare. Questo genere si basava su un’esasperazione dei motivi classici (sparatorie, risse e inseguimenti) e su un’ironica visuale degli eroi tradizionali.
Sergio Leone ne fu il principale artefice, contribuendo a portare il cinema italiano al centro dell’attenzione internazionale.

Roma e l’invenzione del cinema: la mostra che ripercorre la storia del cinema italiano
A raccontare la storia del cinema italiano e il suo legame con Roma è la mostra “ROMA E L’INVENZIONE DEL CINEMA. Dalle origini al cinema d’autore, 1905–1960” presso la sede di Castel Sant’Angelo, nella Capitale.
Inaugurata in occasione del Festival del Cinema di Roma, l’esposizione mette l’accento sul ruolo determinante che la città ha avuto sin dagli esordi della cinematografia nazionale.
Il percorso attraversa oltre sessant’anni di produzione filmica e riunisce un ampio patrimonio di materiali rari e poco conosciuti: dalle interpretazioni di Francesca Bertini e Lyda Borrelli, protagoniste del cinema muto, alla nascita della commedia all’italiana e della cosiddetta “Hollywood sul Tevere”, che rese Roma un riferimento internazionale.
Dal pionieristico La presa di Roma fino ai film di Fellini, passando per Rossellini, De Sica, Magnani, Sordi e molti altri autori, la mostra illustra come Roma abbia svolto un duplice ruolo: luogo delle riprese e, allo stesso tempo, elemento narrativo capace di influenzare lo sviluppo del cinema italiano.
La mostra, dove e quando
Roma e l’invenzione del cinema. Dalle origini al cinema d’autore 1905-1960, 15 ottobre 2025 – 18 gennaio 2026, Castel Sant’Angelo, Lungotevere Castello 50, Roma. Biglietto intero € 16, ridotto € 2. Ulteriori informazioni t’invito a visionarle sul sito del museo.



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