Negli ultimi mesi mi sono imbattuta nel lavoro di La Pupazza, un’artista pugliese originaria del Salento, che con il suo stile immediatamente riconoscibile sta attirando un pubblico sempre più curioso.
Dietro il suo nome giocoso si nasconde un percorso creativo e un approccio all’arte che unisce ironia e istinto, oltre a una visione personale e originale del mondo.
Il suo motto La Pupazza non è pazza racchiude lo spirito dietro il suo progetto, e proprio per comprenderlo meglio ho deciso di farmi raccontare chi è, come nasce la sua arte e cosa ispira le sue opere.
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Chi è la Pupazza
Eleonora De Giuseppe, conosciuta come l’artista La Pupazza, è originaria di Tricase, in provincia di Lecce. Una laurea al DAMS di Bologna e un Master in Plastic Design al Politecnico di Milano hanno consolidato la sua formazione artistica e professionale.
Il suo alter ego prende forma nel 2008, quando inizia a realizzare interventi di street art nel Sud Italia. Fin da subito emerge uno stile inconfondibile: composizioni vivaci, atmosfere oniriche e un immaginario che gioca con la fantasia senza perdere incisività.
Al centro della sua ricerca visiva ci sono figure e scenari immersi in bolle dai toni accesi, elemento che richiama la sua energia espressiva.
La sua arte l’ha portata ben oltre i confini italiani. La Pupazza, infatti, ha esposto finora anche in diverse città europee, tra cui Berlino, Londra, Parigi e Amsterdam, mostrando opere che spaziano dai quadri ai murales fino agli oggetti di design.
Racconta spesso di come la creatività l’accompagni fin da bambina: “Nel letto, prima di addormentarmi, muovevo il dito nel vuoto disegnando per ore. Mio padre mi chiedeva cosa stessi facendo e rispondevo: “Sto disegnando, non lo vedi?”. È la stessa immersione totale che ritrova ancora oggi mentre dipinge, quando sente di entrare nei luoghi immaginari che crea: “Spesso nei paradossi ho trovato la verità. E poi il mondo visto al contrario è più bello”.

L’intervista all’artista La Pupazza
La curiosità di scoprire chi si cela dietro l’artista La Pupazza mi ha spinta a porle alcune domande per conoscerla meglio non solo come creativa, ma anche come persona.
Di seguito ti propongo l’intervista completa. Le sue risposte rispecchiano perfettamente il suo stile: diretto, conciso e irriverente, con quella punta di magia che ricorda l’immaginazione dei bambini, quando sono ancora liberi dai condizionamenti degli adulti. Preparati a entrare nel suo mondo e a scoprire l’arte secondo La Pupazza!
Benvenuta su Art and Cult Blog e grazie mille per aver accettato l’intervista! Ora la prima, inevitabile domanda: chi si nasconde dietro l’alter ego della Pupazza?
Una ragazza che è stata rapita dalle bombolette ma nessuno chiede il riscatto. Sono intrappolata nella fantasia.
Da cosa nasce il nome “La Pupazza”? Di primo acchito potrebbe sembrare una provocazione…
Nasce da una pupazzetta protagonista di un cartoon. Una piccola pittrice pronta a dipingere il mondo.
Come ti sei avvicinata all’arte: una passione innata o te l’ha trasmessa qualcuno/a?
Credo che dipingevo già nella pancia di mia madre…

In questo momento c’è qualche mostra in corso dove possiamo ammirare le tue opere?
Il 2 dicembre inauguriamo la mostra “100 volte la Pupazza: un’esteta senza l’estetista” presso la Galleria Gli eroici furori a Milano. Cento autoritratti sono tantissimi, so che può sembrare mero egocentrismo ma in realtà è un atto di consapevolezza su chi sono e sulla donna che sarò.
Cosa ti ispira nella creazione della tua incredibile e coloratissima arte?
L’ispirazione arriva dal buio e non dalla luce. Il tormento e l’inquietudine sono il motore. Se fossi serena farei altro.
Da artista, e da donna, come lo vedi questo futuro sempre più tecnologico? Ti spaventa?
Io faccio parte di quelli che non sopportano la tecnologia. Un gruppo di disadattati. Pensa che non so fare le cose basilari tipo mettere la sveglia al cellulare o cambiare la password. Ma va bene così. Le anime antiche non vanno mai d’accordo con l’epoca nella quale sono costrette a vivere.
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