Una mostra ad Asti accompagna il visitatore alla scoperta dei gioielli fantasia, oggetti che appartengono alla storia della moda e del design più di quanto si sia portati a credere.
Nati come alternativa ai gioielli di alta manifattura, questi monili, realizzati con materiali non preziosi, hanno saputo conquistarsi un ruolo importante diventando espressione di creatività, sperimentazione e stile.
È soprattutto negli Stati Uniti che la bigiotteria, conosciuta come Costume Jewelry, conosce una diffusione decisiva nel corso del Novecento incrociando il proprio percorso con l’industria della moda e della cultura popolare.
La mostra astigiana ci offre così l’occasione per ripercorrere la storia dei gioielli fantasia e comprenderne il valore culturale, andando oltre l’apparente leggerezza dei materiali.
Dalla crisi del 1929 alla nascita dei gioielli fantasia
La storia dei gioielli fantasia inizia col Costume Jewelry (bigiotteria), che si afferma negli Stati Uniti come fenomeno socio-culturale all’indomani della grande crisi economica che colpì il Paese intero nel decennio 1929-1939.
Con la crisi il mercato dei prodotti di lusso subì una drastica frenata per cui i gioiellieri americani si videro costretti a ricorrere a mezzi alternativi, come i materiali non preziosi, per continuare a progettare e produrre gioielli.
La scelta di leghe metalliche, vetri e pietre artificiali non comportò tuttavia un abbassamento della qualità. Al contrario l’attenzione per le finiture, le dimensioni spesso audaci e il gusto per l’ornamento rivelarono l’elevato livello progettuale raggiunto dai designer dell’epoca, favorendo una libertà espressiva fino ad allora impensabile.
Questa nuova stagione creativa consentì non solo alla gioielleria americana di attraversare la fase più critica, ma anche di ridefinire il linguaggio del gioiello aprendo la strada a tecniche innovative e a un’idea di ornamento svincolata dal valore intrinseco dei materiali.

I gioielli fantasia tra cinema e società
È in questo contesto che nascono i gioielli fantasia: ornamenti bellissimi e poco costosi che gli studios hollywoodiani adottarono rapidamente facendoli diventare protagonisti della stagione d’oro del cinema americano.
Le dimensioni importanti e la forte riconoscibilità sullo schermo li rendevano perfetti per le riprese, oltre a rappresentare un’alternativa economica al noleggio di gioielli veri e propri, fatti con materiali preziosi e dunque molto più costosi.
A indossarli furono alcune delle più celebri attrici dell’epoca: da Vivien Leigh nei panni di Rossella O’Hara in Via col vento a Greta Garbo, Bette Davis e Marlene Dietrich.
Ma la diffusione dei gioielli fantasia non si limitò al mondo del cinema. Anche figure di primo piano della vita pubblica, come Jacqueline Kennedy Onassis, contribuirono a legittimare questi ornamenti – tra bracciali, spille, orecchini e collane – come parte integrante dell’eleganza quotidiana.
Queste creazioni hanno accompagnato l’evoluzione della costume jewelry, dando forma a un percorso ricco di trasformazioni: dalle imitazioni dei gioielli tradizionali fino alle sperimentazioni più audaci degli anni Cinquanta e Sessanta.
Un linguaggio estetico sviluppato da maison e designer fondamentali del settore, tra cui Trifari, Marcel Boucher, Coro, De Rosa e Pennino, che hanno definito nuovi canoni di stile e produzione.

Gioielli fantasia: la mostra astigiana tra arte, moda e design
Negli spazi di Palazzo Mazzetti, ad Asti, è stata allestita la mostra “Gioielli Fantasia. Sogni Americani”, che riunisce circa 500 gioielli fantasia provenienti dalla collezione personale di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.
L’esposizione offre una panoramica ampia e articolata su un ambito spesso considerato marginale, ma fondamentale nella storia delle arti decorative del Novecento.
La storica dimora astigiana si rivela una sede particolarmente adatta per accogliere una rassegna dedicata al gioiello fantasia, mettendo in dialogo arte, moda e design e restituendo dignità museale a oggetti nati per un uso quotidiano.
La collezionista e mecenate Patrizia Sandretto Re Rebaudengo descrive questi gioielli come un vero patrimonio culturale, capace di raccontare periodi di difficoltà e profondi cambiamenti sociali. Gioielli definiti “poveri ma belli”, pensati per essere accessibili e democratici.
La mostra, dove e quando
Gioielli Fantasia. Sogni Americani, 16 aprile – 2 ottobre 2016, Fondazione Palazzo Mazzetti, C.so Vittorio Alfieri 357, Asti. Biglietto: intero € 5,00, ridotto: € 3,00.



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