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Arte contemporanea

Shamsia Hassani e il mondo della street art a Kabul

shamsia hassani e il mondo della street art a kabul

Shamsia Hassani è considerata la prima artista di street art a Kabul, e grazie alle sue opere una figura emblematica dell’arte contemporanea in Afghanistan.

Nata nel 1988, ha scelto i muri feriti della sua città come tela, trasformando le superfici distrutte da bombe e conflitti in creazioni cariche di poesia resistenza.

In un Paese segnato da oltre trent’anni di guerra, la street art è per la Hassani un linguaggio necessario: un gesto artistico e politico insieme, capace di restituire bellezza a luoghi devastati e di aprire uno spazio di riflessione pubblica. I suoi graffiti, spesso realizzati rapidamente per ragioni di sicurezza, raccontano storie di silenzio, forza e di coraggio femminile.

Essere donna e artista in una società profondamente patriarcale come quella afghana rende il suo lavoro un atto radicale di affermazione. Attraverso figure femminili monumentali, mute ma intensamente espressive, Shamsia Hassani rivendica dignità, libertà e visibilità non solo per sé, ma per tutte le donne afghane, madri e figlie, sorelle e testimoni di un’identità troppo spesso negata.

La sua non è una battaglia individuale, ma una voce che si unisce a quella di molte altre donne resilienti, a Kabul come in tante altre Kabul del mondo. Ed è proprio da questa urgenza che nasce il percorso artistico di Shamsia Hassani, protagonista di una street art che più che decorare resiste e racconta.

shamsia hassani artista di street art a kabul
Una foto di Shamsia Hassani davanti ad un suo lavoro. Photo credit Shamsia Hassani, fonte: Wikipedia.org

Shamsia Hassani e le sue opere tra donne, burqa e resistenza

“Solitamente dipingo sui muri donne col burqa rivisitate in chiave moderna, voglio parlare della loro vita, trovare un modo di toglierle dall’oscurità, aprire le loro menti, generare un qualche cambiamento positivo provando a rimuovere tutti i brutti ricordi della guerra dalla mente di ognuno, ricoprendo i muri di una città triste con colori vivaci”.

Con queste parole l’artista Shamsia Hassani descrive il senso più profondo delle sue opere a Kabul: una street art che non si limita alla rappresentazione, ma diventa strumento di trasformazione simbolica e collettiva.

È proprio questa scelta iconografica a rendere il suo lavoro così potente. In un contesto in cui il corpo femminile è spesso invisibile o controllato, la Hassani ribalta la narrazione: le donne tornano protagoniste dello spazio pubblico, silenziose ma presenti, radicate nei muri di una città che prova a immaginare un futuro diverso.

una delle opere di shamsia hassani sui muri di kabul
Una delle opere di Shamsia Hassani sui muri di Kabul

Shamsia Hassani e la passione per i graffiti

Shamsia Hassani coltiva l’arte fin da piccola, inizialmente da autodidatta: “ho cominciato a praticare l’arte come ogni altro, ossia da piccola, solo che molti una volta cresciuti si arrendono, io non ho mollato e anche senza insegnanti ho continuato”.

Dopo un’infanzia trascorsa in Iran dove i suoi genitori, originari di Kandahar, si erano rifugiati temporaneamente, nel 2006 Shamsia si iscrive alla Facoltà di Arte di Kabul, avvicinandosi all’arte contemporanea.

Nel 2009 viene selezionata tra i dieci migliori artisti del Paese e viene anche inserita in un’associazione, Rohsd (“crescita” in arabo), dedita all’arte contemporanea. 

Il vero punto di svolta arriva nel 2010, quando partecipa a un workshop con Wayne “Chu” Edwards, noto graffitista inglese specializzato in 3D e sviluppatore di giochi per Game Boy.

Da quel momento Shamsia inizia a dipingere i muri di Kabul con bombolette spray, pennelli e acrilici, prediligendo l’azzurro: il colore del cielo, del burqa tradizionale e, come dice lei stessa, della libertà.

opere della street artist afghana shamsia hassani
Photo credit Shamsia Hassani, fonte foto: Wikipedia

Essere un’artista donna a Kabul

Essere un’artista di strada a Kabul significa muoversi in uno spazio ostile, soprattutto se sei donna, ma per Shamsia Hassani dipingere muri a grandezza naturale è, al di là dell’atto creativo, un gesto di resistenza quotidiana. A rendere il tutto ancora più complesso c’è anche il suo rifiuto di conformarsi rigidamente ai codici dell’abbigliamento tradizionale come il burqa, che non garantisce comunque protezione da sguardi e commenti offensivi.

Durante le sue azioni come street artist, la Hassani lavora spesso con il volto coperto da una mascherina e dal velo, una precauzione che non la mette comunque al riparo da minacce, molestie o aggressioni.

Non è raro, infatti, che vengano lanciati sassi nella sua direzione, costringendola a interrompere l’intervento. In questi momenti Shamsia trasforma la violenza subita in nuova materia creativa: rientra a casa e ricostruisce digitalmente le nuove opere, utilizzando Photoshop per completare ciò che la strada le ha negato.

Un processo che rende la sua street art anche denuncia di un contesto sociale ancora profondamente segnato da chiusure e disuguaglianze.

 

shamsia hassani al lavoro su alcuni murales
Shamsia Hassani al lavoro

I sogni di Shamsia Hassani tra arte e libertà

Tenace come il significato del suo nome – Shamsia, “sole” in arabo – l’artista afghana ha trasformato il proprio percorso in un esempio di resilienza creativa.

Oggi è docente di scultura presso la Facoltà di Belle Arti di Kabul e il suo lavoro ha superato i confini nazionali, trovando spazio non solo nelle ambasciate straniere del suo Paese, ma anche in contesti internazionali come India, Germania e Italia. Senza mai rinunciare al suo ruolo di portavoce dei diritti delle donne, Shamsia Hassani continua a cercare nuovi linguaggi espressivi.

Accanto alle opere di street art, Shamsia Hassani ha infatti sviluppato una ricerca nell’ambito dell’arte digitale dando vita al progetto Dreaming Graffiti. Partendo da fotografie urbane, che rielabora con programmi come Photoshop, la Hassani costruisce scenari sospesi tra realtà e immaginazione.

Un percorso che guarda anche a figure iconiche della street art contemporanea, come Banksy, con il quale sogna un giorno di poter collaborare.

E allora non resta che augurarsi che quei raggi di sole, simbolo della sua visione artistica e umana, riescano a illuminare sempre nuovi muri, reali o digitali, trasformandoli in spazi di libertà.

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