Le maschere antropologiche lucane affondano le radici nelle tradizioni popolari della Basilicata, raccontano storie secolari di riti e culture locali. E sono protagoniste di una suggestiva mostra a Matera, curata dall’artista pugliese Maria Grazia Carriero.
In questo articolo esploreremo non solo la singolarità di queste maschere, ma anche il loro legame con la tradizione del Carnevale, compreso quello lucano. Scopriamo insieme la nascita e l’evoluzione di un rito, quale quello carnevalesco, che attraversa la storia e la cultura unendo arte e folklore. Buona lettura!
Le maschere di Carnevale
Se si parla di maschere non si può certo evitare di collegarle al Carnevale con i suoi colori allegri e le sue maschere tradizionali tra cui, le più rinomate, quelle di Arlecchino e Pulcinella. Ma di maschere ce ne sono tutto sommato di diverse tipologie.
Ci sono maschere teatrali, artistiche, antropologiche, etnologiche, militari, sportive (basti pensare alla maschera che si indossa nelle sessioni di scherma, quella sorta di casco fatto di filo metallico che protegge il volto e la testa dello schermidore), e via discorrendo. Ma qual è la loro storia, soprattutto in riferimento al Carnevale? Scopriamolo sotto.

Maschere antropologiche lucane. Fonte foto: canale youtube di TRMh24
La storia delle maschere di Carnevale
L’uso della maschera ha origini religiose e rituali: si hanno notizie certe dalla più remota antichità e presso i popoli più vari. Sin dal Paleolitico superiore infatti l’uomo era solito usare maschere durante i riti tribali, magici e religiosi, per permettere a stregoni e sciamani di contrastare gli spiriti maligni.
La consuetudine di utilizzare camuffamenti durante le cerimonie religiose era in uso anche presso l’antica Grecia dove si arrivò a trasformare gradualmente queste rappresentazioni religiose in rappresentazioni teatrali.
I lineamenti della maschera, in questo caso, erano adattati al personaggio che l’attore doveva interpretare: così si aiutava lo spettatore a distinguere i personaggi e a capire meglio la trama.
L’uso delle maschere limitato a feste particolari come il Carnevale entrò in voga nei secoli XVII-XVIII, parallelamente allo sviluppo dei personaggi tradizionali della commedia dell’arte, detti appunto “maschere”.
👉 Scopri com’era la moda del Settecento

Fonte foto: Pixabay
Fu col Medioevo che in tutta Europa subentrò l’uso di fare grandi e festosi cortei mascherati che percorrevano le vie delle città. Durante il Carnevalel’uso del mascheramento permetteva di demolire, seppur per qualche ora, le barriere legate alla ricchezza e al rango sociale: in questo periodo dell’anno il ricco, mascherato da povero, poteva assumere certi comportamenti non concessi nella vita quotidiana e il povero, dal canto suo, travestito da ricco poteva accedere a luoghi solitamente proibiti e avvicinare così persone inaccessibili poiché distanti dalla propria classe sociale.
Le maschere antropologiche lucane di Maria Grazia Carriero
La maschera, oltre ad essere una semplice copertura del viso e del corpo, è ad ogni modo parte di una pratica misterica che affonda le radici nelle antiche cerimonie sacre riservate agli iniziati, rituali primordiali ampiamente diffusi in determinate regioni o paesini del Sud Italia, come i piccoli centri lucani.
A questa tipologia di maschere, in particolare alle maschere antropologiche lucane, si è dedicata l’artista Maria Grazia Carriero studiandone e approfondendone gli aspetti più antichi.
I risultati di questi studi saranno visibili nella mostra “Waiting” presso lo spazio espositivo Arti Visive Art Gallery di Matera a partire dal 9 febbraio.
Una mostra organizzata dall’Associazione culturale Achrome e patrocinata da Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, inserita nel calendario degli eventi dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale.

L’artista Maria Grazia Carriero interpreta le maschere antropologiche lucane
La tematica della “maschera” è dunque al centro della più recente indagine dell’artista, tradotta qui in lavori fotografici e installazioni che rielaborano immagini, storia e tradizione del folklore connesso alle celebrazioni sacre lucane, come la festa di Sant’Antonio Abate, e a quelle “profane” del Carnevale (tra cui quelle di Tricarico e di Satriano di Lucania), dove i festeggiamenti, differenti per dinamiche e motivazioni, hanno un elemento in comune: la maschera appunto, a indicare ciò che è racchiuso nelle profondità della psiche umana.

Un’immagine tratta dalla mostra Waiting di Maria Grazia Carriero
Celebrazioni che Maria Grazia Carriero ha approfondito arrivando a mescolare, con il proprio stile e il proprio approccio creativo religione, superstizione, “la terra, il fuoco e la combustione”, ma anche “la pasta e la fotografia”, elementi importanti nel suo percorso e peculiari di questa specifica produzione.
La mostra, dove e quando
Maria Grazia Carriero Waiting, 9 febbraio – 23 febbraio 2018, Arti Visive Gallery, Via delle Beccherie 41, Matera. Dal lunedì al sabato, dalle ore 18,00 alle ore 21,00. Per info e visite su appuntamento: https://www.facebook.com/artivisivegallery/
2 COMMENTS
Adriana Pitacco
8 anni agoForse perché ho fatto teatro per vari anni, il tema della maschera mi ha sempre affascinato!
Complimenti per il post, come sempre interessante
Adriana
Maria Curci
8 anni agoGrazie, cara Adriana! Ricambio i complimenti poiché anche i tuoi post sono altrettanto interessanti e tu lo sai! Un caro saluto.