Trieste, con il suo fascino e la ricca tradizione culturale, viene raccontata e svelata grazie a una mostra fotografica per far conoscere sia il capoluogo friulano che gli Wulz, storica famiglia di fotografi che qui aprirono a metà ‘800 un atelier fotografico. Scopriamone insieme i dettagli!
La storia dell’archivio fotografico Wulz
Giuseppe Wulz, il fondatore
La storia della famiglia Wulz inizia con Giuseppe Wulz, capostipite della dinastia e figura centrale nel panorama della fotografia triestina. Nato nel 1843 a Cave del Predil, Giuseppe si trasferisce a Trieste con la madre, tra il 1851e il 1855 circa, in cerca di una maggiore stabilità economica.
Dopo aver lavorato come apprendista nello studio del fotografo tedesco Wilhelm Friedrich Engel, membro della Società Fotografica di Vienna, Giuseppe Wulz diventa suo assistente.
Nel 1891 apre l’atelier fotografico Wulz all’interno di Palazzo Hierschel, ottenendo rapidamente un vasto apprezzamento per la qualità delle sue immagini.
La sua attività fotografica spazia dai ritratti, molto richiesti all’epoca, alla rappresentazione di paesaggi e scene di vita quotidiana, sperimentando nuove tecniche per ottenere stampe sempre più precise.
Il suo lavoro lo inserisce tra i protagonisti della scena culturale triestina, stringendo legami con artisti, musicisti come Arturo Toscanini e Richard Strauss, e aristocratici. Ma la sua clientela è molto variegata, include anche popolani, zingari e la borghesia locale.

Giuseppe Wulz, Trieste, fine Ottocento. Fonte foto: wikipedia.org
Carlo Wulz
Dopo la morte di Giuseppe l’attività di famiglia passa al figlio Carlo Wulz (1874-1928), che continua l’opera paterna con grande abilità.
Nonostante le simpatie anarchiche giovanili, che gli procurarono non pochi problemi, Carlo si afferma nel tempo come fotografo di talento seguendo le orme del padre, rivelandosi al tempo stesso anche abile disegnatore come testimoniano i ritratti realizzati a intellettuali e artisti dell’epoca.
Carlo Wulz è anche l’inventore del “ritratto a domicilio”, una novità che riscuote successo tra i suoi clienti. Vince anche prestigiosi riconoscimenti, tra cui il primo Gran Premio Internazionale per la fotografia artistica nel 1925 a Monza.
Il 27 maggio 1927 inaugura una mostra fotografica a Trieste per raccontare la città scomparsa, presentando quasi trecento immagini realizzate dal padre Giuseppe Wulz.

Carlo Wulz, Ritratto del pittore Arturo Rietti, 1927, Collezione Alinari, Firenze
Wanda e Marion Wulz
In seguito alla prematura scomparsa di Carlo Wulz, lo studio fotografico viene gestito da due donne: Wanda (1903-1984) e Marion Wulz (1905-1993), che continuano e ampliano l’attività familiare.
Le due sorelle, figlie di Carlo e nipoti di Giuseppe, portano l’attività della famiglia Wulz a nuovi livelli, contribuendo a rendere Trieste ancora più nota nel panorama fotografico.
La loro passione per la fotografia nasce grazie all’insegnamento del padre, che le introdusse all’arte fotografica, e le sorelle si ritrovano così a gestire lo studio aperto dal nonno nel 1891 dopo la prematura scomparsa del prorprio genitore.
Wanda e Marion lavorano instancabilmente fino al 1981, quando decidono di chiudere l’atelier Wulz e cederlo alla Fratelli Alinari di Firenze, a causa della mancanza di eredi pronti a proseguire l’attività di famiglia.
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Carlo Wulz, Marion e Wanda Wulz, Trieste, 1927. Collezione Alinari, Firenze
Wanda Wulz, la prima e unica fotografa futurista
Wanda Wulz si distinse per la sua tendenza a sperimentare, che la porta a esplorare il fotodinamismo dei fratelli Bragaglia, oltre ad avvicinarsi al movimento futurista e ad altre avanguardie artistiche del primo Novecento.
Nel 1932 Wanda partecipa alla mostra futurista di Trieste dove le sue opere attirano l’attenzione di Filippo Tommaso Marinetti, caposcuola del Futurismo che nonostante la proverbiale misoginia la coinvolge in altre rassegne del movimento.
Questo successo la consacra rapidamente come la prima donna fotografa futurista, distinguendosi per le sue capacità innovative. Ad attestarlo una delle sue fotografie più celebri: “Io+gatto“, un’immagine in cui realizza una fusione perfetta tra il suo volto e il muso del suo amato gatto.
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Wanda Wulz, Io+gatto, 1982, Collezione Alinari, Firenze
Le sorelle Wulz e l’emancipazione femminile
Le sorelle Wanda e Marion Wulz si distinsero per una serie di ritratti fotografici che celebravano la modernità e il dinamismo femminile. Non solo ritratti di loro stesse, ma anche di altre donne del tempo tra cui ballerine, sportive, ginnaste e danzatrici. Il loro parterre includeva anche attrici, poetesse e artiste, tutte raffigurate con uno stile che catturava l’essenza del cambiamento sociale in atto.
In questo modo Wanda e Marion Wulz divennero portavoci di una fase cruciale nella storia delle donne, testimoniando attraverso le loro fotografie i progressivi mutamenti che segnarono l’inizio del percorso di emancipazione femminile nel primo Novecento.
L’archivio della famiglia Wulz, la mostra fotografica a Trieste
La mostra “Fotografia Wulz. Trieste, La famiglia, L’atelier“, ospitata presso il Magazzino delle Idee a Trieste, è un’opportunità eccezionale per ripercorrere la storia fotografica della famiglia Wulz, che per oltre due secoli ha documentato la società triestina svelandone le trasformazioni economiche, sociali e culturali, insieme all’evoluzione del linguaggio fotografico.
Con quasi 300 opere tra stampe, negativi e documenti la rassegna esplora tre generazioni della famiglia Wulz, il cui archivio fotografico è oggi parte del prezioso patrimonio Alinari.
La mostra, dove e quando
Fotografia Wulz. Trieste, La famiglia, L’atelier, 14 dicembre 2024 – 27 aprile 2025, Magazzino delle idee, Corso Cavour 2, Trieste. Biglietto intero € 8, ridottto € 5. Maggiori informazioni sul sito del museo.



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