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I primati della fotografa Margaret Bourke-White, in mostra a Roma

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Oltre alle donne che hanno contribuito al mondo dell’arte mi piace esplorare anche l’universo delle donne che hanno animato la fotografia sfatando un rilevante tabù dato che nel passato il mondo fotografico era anch’esso in predominanza maschile.

Ad andare oltre le consuetudini hanno senz’altro dato il loro apporto fotografe che hanno contribuito ciascuna ad una causa particolare:

  • Inge Morath è stata la prima fotogiornalista donna ad entrare nell’agenzia più rinomata di tutti i tempi, la Magnum Photos,
  • Claudia Andujar ha realizzato reportage sensibilizzando sulla questione relativa ai popoli indigeni
  • Lisetta Carmi ha preferito dare spazio allo sfruttamento dei lavoratori dei ceti sociali più bassi e alla comunità transgender,
  • a costoro si aggiunge anche Vivian Maier che quasi senza volerlo è stata un’antesignana della street photography, la fotografia di strada

Oggi approfittando di una mostra fotografica che le è stata riservata a Roma voglio esplorare un’altra figura carismatica della fotografia: Margaret Bourke-White.

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Un’immagine di Margaret Bourke-White intervistata durante un programma. Foto Wikipedia

Margaret Bourke-White, la biografia

Margaret Bourke-White (New York 1904 – Connecticut 1971) prima di dedicarsi alla fotografia cercò di studiare le scienze naturali seguendo le orme del padre Joseph che di professione era naturalista, ma grazie ad un corso di fotografia della Columbia University, alla quale era iscritta, cominciò ad appassionarsi sempre più a questa disciplina.

Così all’età di vent’anni si addentra ormai nell’affascinante mondo della fotografia, in particolar modo della fotografia industriale che la porta a ricevere le prime luci della ribalta. La Bourke White in effetti è stata la prima donna a dare rilievo alla fotografia di stampo industriale, per questo la si può considerare la prima fotografa industriale famosa.

Un lavoro che fino ad allora era stato sicuramente prerogativa maschile ma Margaret Bourke-White non si faceva problemi a salire sui cornicioni dei grattacieli o a introdursi in ambienti malsani pur di cercare lo scatto giusto. Ostinata e ambiziosa com’era sapeva il fatto suo, o più semplicemente aveva fiducia nelle sue capacità.

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Margaret Bourke-White al lavoro in cima al grattacielo Chrysler, New York City, 1934 © Oscar Graubner Courtesy Estate of Margaret Bourke White

Le opere di Margaret Bourke-White

Grazie alla sua caparbietà e al suo eccellente lavoro Bourke-White finisce per essere notata da Henry Luce, caporedattore di Time, che la invita a prendere parte ad una nuova realtà: la rivista illustrata Fortune (1929) e più tardi, nel 1935, alla rivista Life sempre grazie a Luce.

Proprio su Life pubblica quella che sarà non solo la prima copertina della rivista ma anche il simbolo del nuovo corso che l’America stava attrraversando in quel periodo, e cioè il periodo delle riforme economiche e sociali promosse dal presidente Roosvelt, noto come New Deal, allo scopo di risollevare il Paese dalla Grande Depressione che lo aveva colpito sul finire degli anni Venti del Novecento.

La Bourke-White diventa impegnata anche sul fronte dei diritti sociali scattando fotografie che attestano l’emergenza sociale degli Stati Uniti. Tanto che sul finire degli anni Trenta pubblica insieme al secondo marito, Erskine Caldwell, il volume illustrato “You have seen their faces” sulle tragiche condizioni di vita dell’America rurale.

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La Diga di Fort Peck, Montana, 1936. © Margaret Bourke-White. The Picture Collection Inc. 

La prima corrispondente di guerra

Con l’inizio della seconda guerra mondiale viene mandata come corrispondente di guerra per documentare l’avanzata del conflitto in vari paesi come la Russia, la Cecoslovacchia, l’Austria e naturalmente la Germania.

L’esperienza fu tale che rientrata negli USA s’impone come reporter di guerra sulla prima linea del fronte, la prima donna in assoluto a farlo. Va pertanto in Africa, poi in Italia e soprattutto con i suoi scatti consegna al mondo i tragici momenti della liberazione dei prigionieri nel campo di Buchenwald in seguito all’arrivo degli americani guidati dal generale Patton.

Si può dire che alla Bourke-White spettano diversi primati: la prima fotoreporter di guerra accreditata, la prima ad avere il permesso di scattare foto in URSS, la prima a mostrare i campi di sterminio, la prima fotografa industriale ma anche l’ultima a fotografare Gandhi, in India, prima di essere assassinato.

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Buchenwald, 1945. ©Margaret Bourke-White. 1945 The Picture Collection Inc.

Margaret Bourke-White a Roma

Per questo gli è stata tributata la mostra dal titolo “Prima, donna. Margaret Bourke-White” presso il Museo di Trastevere, a Roma, dove diverse sono le sezioni che la compongono con immagini provenienti dall’archivio newyorchese di Life.

La rassegna è anche accompagnata da un ciclo di incontri e di approfondimenti aperti al pubblico intorno ai temi della fotografia e dell’identità femminile.

Ulteriori informazioni

Prima, donna. Margaret Bourke-White, 21 settembre 2021 – 27 febbraio 2022, Museo di Roma in Trastevere, piazza S. Egidio 1/b. Biglietto intero € 9,50, ridotto € 8,50. Per maggiori informazioni visitare il sito.

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