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Il mito di Ulisse approda in una mostra a Forlì

L’attualità del mito di Ulisse

Ulisse è sempre stato uno di quei personaggi omerici che ha attirato la mia attenzione. Molto più di Achille, Zeus, Atena e compagnia bella. Forse perché è quello più umano di tutti o anche per via del (presunto) happy end finale col ritorno in patria, dall’amata famiglia e dalla sua Penelope, mai dimenticata (vabbè, corna a parte).

Fatto sta che il suo mito, propagato da Omero nell’antica Grecia, è arrivato fino a noi e oggi più che mai, in questi giorni così particolari legati alla pandemia da COvid 19, ci ammonisce a non perdere la bussola e a continuare il viaggio, il percorso della nostra vita, senza lasciarci sopraffare dalle tempeste e dalle peripezie che bisognerà affrontare giocoforza durante il cammino. Anche lui, come sappiamo, ne ha dovuti affrontare di contrattempi e rallentamenti prima di ri-tornare a Itaca, la sua Itaca.

Ci ricorda pertanto di fare della resistenza e della resilienza i punti cardine sulla strada da seguire. Ulisse appare come l’eroe più umano tra gli eroi dell’antica Grecia dotato com’è delle qualità peculiari dell’uomo: l’intelligenza, la curiosità, l’abilità, la sopportazione, ma anche la spregiudicatezza, la prudenza, l’ardore del sapere unito all’amore per la propria casa e la patria.

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Scultura rappresentante la testa di Ulisse dal Gruppo di Polifemo presente nel Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga (Latina, Lazio). Fonte Wikipedia.org

Ulisse, la storia

Ulisse, o Odisseo, re di Itaca è stato l’eroe del ciclo troiano. Fu uno dei pretendenti di Elena ma poi sposò Penelope e da lei ebbe il figlio Telemaco. Avvisato dall’oracolo a non aderire alla guerra di Troia, si finse pazzo ma il suo inganno fu scoperto e pertanto costretto ad unirsi agli altri combattenti.

Contribuì fin dall’inizio al buon esito della spedizione insieme all’altro eroe omerico, Achille. Cercò, seppur invano, con la sua abilità oratoria di ottenere la restituzione di Elena e nel lungo assedio, come emerge dall’Iliade, si distinse sia per valore che per scaltrezza.

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Gian Domenico Tiepolo, Processione del Cavallo di Troia, 1773, National Gallery, Regno Unito

Orchestrò l’inganno del cavallo di legno, che provocò la caduta di Troia. Intraprese quindi il ritorno a Itaca, durato 10 anni. Secondo una tradizione che ricongiunge la leggenda troiana ai miti dell’Occidente l’eroe non restò tuttavia a lungo nella patria tanto agognata: la brama di conoscere genti e terre nuove associata allo spirito d’avventura lo portò a peregrinare per l’Arcadia e la Tesprozia, percorrendo i mari e molte terre d’Italia dove, grazie a lui o ai suoi discendenti, furono fondate parecchie città o trassero origine parecchi popoli, giungendo fino in Portogallo, nella Gallia, in Caledonia e in Germania. 

Morì, secondo la versione più diffusa, per via del figlio Telegono, avuto dalla maga Circe, il quale andando alla ricerca del padre, in una incursione a Itaca, lo uccise senza conoscerlo, con un colpo di lancia.

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Jan Brueghel il Vecchio, Gli amori di Ulisse e Calipso, olio su tela, 1616, Johnny van Haeften Gallery, Londra.

Ulisse nell’arte

Alla sua complessa figura si sono ispirati in ogni tempo pensatori e artisti, sviluppando uno o più aspetti, così da farne di volta in volta l’esemplare del saggio, dell’astuto fraudolento, del capo attivo e illuminato, dell’uomo ora tenacemente legato ai suoi beni mortali, ora audacemente proteso verso esperienze sempre più vaste.

Dal punto di vista iconografico l’immagine dell’eroe appare frequentemente nell’arte greca, ritratta nei vari episodi della sua leggenda. È raffigurato spesso come un uomo barbuto, vigoroso, dall’aspetto deciso, altre volte invece la sua immagine è quella di un uomo stanco, tragicamente segnato dalle avversità.

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Jacob Jordaens, Ulisse nella grotta di Polifemo, olio su tela, 1625, Museo Puskin, Mosca

Ulisse in mostra a Forlì

Dedicata al mito di Ulisse è la mostra “Ulisse. L’arte e il mito” presso i Musei San Domenico di Forlì, in terra romagnola. Un tema che da tremila anni risulta ancora universale specie se rapportato alla cultura mediterranea.

La rassegna espone al pubblico, nelle ampie sale della sede espositiva comprese quelle che costituirono la biblioteca del Convento di San Domenico e quelle della Chiesa conventuale di San Giacomo Apostolo, capolavori di ogni tempo, dall’epoca antica fino a quella contemporanea.

La mostra, dove e quando

Ulisse. L’arte e il mito, 15 febbraio – 21 giugno 2020, Musei San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro 12, Forlì. Biglietto intero € 13, ridotto € 11. Per maggiori informazioni sulla mostra e scoprire altre news: https://www.mostraulisse.it/

Questo articolo ha 7 commenti.

  1. Sandra

    Ulisse è legato a splendidi ricordi d’infanzia. Mi piacerebbe tantissimo visitare questa mostra e spero di riuscire a farlo se la contingenza me lo permetterà.

    1. Maria Curci

      Speriamo davvero che la mostra riapra quanto prima, anche perché c’è tempo fino a giugno!

    2. Elisa

      Ulisse è una figura storica molto amata forse proprio per questa sua umanità così contraddetta …diciamo uomo di vizi e di virtù ma per questo ci piace tanto. Peccato non poter visitare la mostra.
      Elisa

  2. Anna Rita

    Credo Ulisse sia il personaggio della storia più amato ed invidiato di sempre e sinceramente mi piacerebbe molto poter visitare la mostra, ma visto il periodo è meglio stare in casa!!!

    1. Maria Curci

      Si, per ora è meglio stare a casa, però la mostra dura fino a giugno quindi mi auguro che fino a quel periodo ne saremo usciti se non del tutto, quasi! Nel link che rimanda al sito della mostra comunque ci sono delle cose interessanti da scoprire 😉

  3. “Ci ricorda pertanto di fare della resistenza e della resilienza i punti cardine nella strada da tracciare.”
    Questa tua considerazione mi piace davvero moltissimo, e trovo che sia un fantastico invito alla riflessione.
    Grazie!

    1. Maria Curci

      Grazie, come sempre, a te mia cara! Non credi anche tu sia così? Specie in questo periodo storico, ma al di là dei periodi credo che valga sempre e comunque. Ritengo sia un modo efficace per affrontare le complessità di cui è disseminato il percorso di vita di ciascuna/o di noi.

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