La Puglia al tempo della Pasqua, tra riti e tradizioni locali

La Puglia al tempo della Pasqua, tra riti e tradizioni locali

I riti della Settimana Santa in Puglia

La Pasqua, al pari del Natale, è una celebrazione della tradizione cattolica molto sentita e partecipata per chi vive come me nel Sud Italia, dove il folklore è legato soprattutto alle tradizioni di carattere mistico e religioso.

A ciò non si sottrae di certo la mia regione, la Puglia. Qui le festività pasquali sono precedute dalla cosiddetta Settimana Santa, che è quella che si delinea a partire dalla domenica delle Palme – a ricordare l’entrata di Gesù a Gerusalemme – e che precede la domenica di Pasqua, giorno che coincide con la Resurrezione di Cristo.

riti e tradizioni pasquali pugliesi
Foto Pinterest

In questi giorni emerge in modo predominante la dimensione teatrale, in ricordo dei “drammi” religiosi del Medioevo, periodo in cui lunghe processioni percorrevano le città tra magnifici scenari architettonici e naturalistici.

La processione della Madonna Addolorata

Le processioni della Settimana Santa vengono realizzate da parte delle confraternite e delle congreghe religiose, e la prima solitamente a prendere avvio è la “processione dell’Addolorata”.

A Bari si verifica il venerdì che precede la Domenica delle Palme. In questo caso la statua che raffigura la Madonna Addolorata, portata a spalla, gira dal mattino per le strade principali della città per poi ritornare in tarda serata nella Chiesa di Sant’Antonio, da dove solitamente la processione parte, dopo aver fatto tappa in tutte le chiese del centro cittadino.

La processione della Madonna Addolorata – la cui statua è opera del maestro scultore terlizzese Giuseppe Volpe che la realizzò nel 1827 – indica, secondo la tradizione popolare, il suo vagare sconsolata per Gerusalemme alla ricerca del figlio.

processione della madonna addolorata
Foto dal sito lamiasettimanasanta4a9.blogspot. com

Un’usanza che rivela molta partecipazione e devozione nei confronti dell’Addolorata il cui culto risale al XVI secolo, periodo in cui la città era sotto la dominazione spagnola, per poi rafforzarsi nel 1700 quando Bari si dice che riuscì a superare la peste grazie proprio all’intercessione della Madonna Addolorata. Al punto che l’amministrazione comunale decise di farla diventare patrona della città, una tradizione che è stata in uso almeno fino al 1963.

A Canosa di Puglia sono 2 le processioni dedicate alla Madonna: quella dell’Addolorata, che si svolge il venerdì che precede la domenica delle Palme, e quella della Desolata, la mattina del sabato santo con un corteo composto da bambini vestiti da angeli e da donne in nero che intonano uno straziante canto intitolato Stabat Mater. L’Addolorata viene ricordata anche come la “Madonn du’ tupp-tuzz’le” (la Madonna che bussa) perché la Madonna, in cerca del figlio, bussava alle porte delle chiese prima di giungere alla Cattedrale.

La Madonna sotto l’organo, a Giovinazzo

Nella località barese di Giovinazzo, invece, il lunedì santo si svolge il caratteristico rituale della “Madonna sotto l’organo” nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, a suggellare l’incontro della Madre col Figlio.

Qui la statua della Madonna Addolorata viene portata da fedeli incappucciati fino al pulpito, nelle vicinanze dell’organo, dove poi il celebrante pone sulle braccia della statua il crocifisso.

Il rito dei Sepolcri

I giorni cruciali della settimana santa che precede la Pasqua sono generalmente tre. Si comincia dal giovedì santo, che è la giornata dedicata al rito dei Sepolcri, ossia l’andare nel tardo pomeriggio per chiese a visitare i diversi e scenografici altari (della reposizione) che vi sono allestiti.

rito dei sepolcri in puglia
Foto dal web

Questo avviene al termine della Messa in Cena Domini che ricorda l’ultima cena di Gesù durante la quale istituì l’eucarestia (l’atto dello spezzare il pane) e consegnò ai discepoli il comandamento dell’amore (“Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”).

Questa Messa, che prevede il rituale della lavanda dei piedi, è anche l’ultima che si tiene prima della notte tra il sabato santo e la domenica pasquale quando le campane ritornano a suonare, in tal caso a festa. Il numero dei sepolcri da visitare in genere varia da 3 (la Trinità) a cinque (le piaghe di Gesù) o sette (quanti sono i dolori della Madonna).

La processione dei misteri

Vi è poi il venerdì santo, giorno della “processione dei misteri” ossia la processione delle statue rappresentanti gli eventi che hanno caratterizzato la Passione di Gesù. Come quella che si snoda nella città di Taranto dove i Perdoni, cioè coppie (dette “poste”) di membri appartenenti alle confraternite, girano vestiti di bianco e col volto coperto contraddistinti da un lento e particolare incedere che in dialetto tarantino chiamano “nazzecate”.

processione dei misteri taranto
Foto di Pino Calvo, dal sito madeintaranto. org

Questi Perdùne, perdoni tradotto dal tarantino, indicano appunto i perdoni e per ottenerli questi soggetti camminano scalzi per le vie della città appoggiandosi ad una mazza alta circa due metri chiamata “bordone” a simboleggiare l’antico bastone dei pellegrini che si recavano a Roma per ottenere il perdono dei peccati.

La Via Crucis vivente

Un’altra caratteristica tradizione è quella della Via Crucis vivente grazie alla quale vengono inscenati i vari episodi della Passione, vere e proprie opere teatrali realizzate in scenari naturali come la Gravina di Ginosa (Taranto), già set del film “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini, o la Gravina di Puglia (Bari) così come ad Alberobello, a San Marco in Lamis (Foggia) e in altre località pugliesi.

via crucis vivente puglia
Foto dal web

E si arriva così al sabato santo, giorno che coincide con la veglia che confluisce nella messa notturna in cui si celebra la Resurrezione di Gesù Cristo.

I canti di Santu Lazzaru

Menzionabile è anche, in Salento, la tradizione dei canti di Santu Lazzaru dove nelle località della Grecìa Salentina la processione della domenica delle Palme è accompagnata da una serie di litanie in griko affinché le palme e i rami d’ulivo possano ricevere la benedizione per poi essere messi in casa al fine di tenere lontane le malattie.

Si tratta di tradizioni secolari tuttora molto vive, tramandate da generazione in generazione e capaci ancora di destare emozioni. Purtroppo dall’anno scorso questi riti sono stati trascurati per i motivi legati alla pandemia, ma dal prossimo anno sono sicura si potrà ritornare a rivivere pienamente le tradizioni che fanno parte del nostro patrimonio, quello tipicamente meridionale. Che t’invito a venire a cogliere di persona!

Questo articolo ha 6 commenti.

  1. Giovanna

    Grazie per averci raccontato queste bellissime tradizioni, ne avevo sentito parlare ma il tuo articolo è stato illuminante!

    1. Maria Curci

      Oh, grazie a te!

  2. Grazie, che bello scoprire queste tradizioni. Da noi in Sardegna ce ne sono di molto simili. C’è n’è una particolarmente toccante che si chiama “S’iscravamentu”,cioè il momento in cui tolgono i chiodi dal corpo di Cristo e lo depongono.

    1. Maria Curci

      E si, hai ragione! Risulta sempre interessante scoprire le vari tradizioni in giro per il Paese, come quella che mi dici sulla tua Sardegna che non conoscevo. Andrò ad approfondire. Grazie anche a te!

    2. Giuseppina

      Anche a me affascinano molto questi straordinari riti che affondano le radici nei primordi delle culture locali.

    3. Maria Curci

      Certo! Sono tradizioni secolari e per questo ancora più suggestive.
      Grazie per essere passata di qui!

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