La figura di Agnès Varda, regista e fotografa tra le più originali del cinema europeo del secondo Novecento, torna oggi al centro dell’attenzione grazie a una mostra allestita a Roma.
Prima donna a ricevere l’Oscar alla carriera e prima donna premiata nei maggiori festival europei – tra Venezia, Cannes, Locarno e Berlino – Varda ha attraversato il cinema con uno sguardo libero, capace di muoversi tra documentario e fotografia.
L’esposizione romana offre così l’occasione per ripercorrere vita e opere di un’artista che ha saputo ridefinire i confini del linguaggio cinematografico.
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Chi era Agnès Varda, la regista e fotografa della Nouvelle Vague
Agnès Varda nacque come Arletta Varda (Belgio, 1928 – Parigi, 2019) da madre francese e padre greco.
Fin dai primi anni dimostrò uno spirito creativo e indipendente che l’avrebbe portata a diventare una delle protagoniste della Nouvelle Vague, il movimento cinematografico francese che rivoluzionò il cinema negli anni Cinquanta e Sessanta.
Nata in Belgio, si trasferì in seguito con la famiglia in Francia, dapprima a Sète, città portuale nel Sud della Francia dove trascorse l’adolescenza e che la influenzò molto dal punto di vista artistico, e poi a Parigi che divenne la sua dimora stabile.
Proprio a Parigi studiò storia dell’arte all’École du Louvre e fotografia all’École des Beaux-Arts. Il suo primo lavoro fu in effetti la fotografia: lavorò come fotografa al Théâtre National Populaire.
Il suo debutto nel cinema arrivò nel 1954 con La Pointe Courte, un lungometraggio che diresse e produsse autonomamente tramite la sua casa di produzione Ciné-Tamaris.
Nonostante la mancanza di esperienza specifica, il film mostrò subito il suo approccio originale e la capacità di unire immagini poetiche e narrazione innovativa, segnando l’inizio di una carriera unica nel panorama cinematografico.
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I film che hanno reso Agnès Varda una figura centrale del cinema europeo
Tra le opere più importanti della regista e fotografa Agnès Varda non si può non partire dal sopra citato La Pointe Courte. Realizzato nel 1954 con un budget ridotto e una troupe composta da amici, il film anticipa lo stile dei registi della Nouvelle Vague e vede tra gli interpreti un giovane Philippe Noiret.
Il 1962 segna la sua affermazione internazionale con Cléo dalle 5 alle 7, un’opera innovativa che mescola poesia e dramma. Il film racconta due ore nella vita di una cantante, in ansiosa attesa del risultato di un referto medico, offrendo uno sguardo intimo e originale sul tempo e sulle emozioni.
Seguono opere che esplorano la vita quotidiana e i rapporti personali, tra tenerezza e crudeltà: Le Bonheur (1964) e Les Créatures (1966). Accanto al cinema narrativo, Varda realizza cortometraggi e documentari che testimoniano il suo sguardo attento sul mondo: Dagherrotipi (1975), dedicato alla rue Daguerre a Parigi, la strada dove visse gran parte della sua vita; Mur, Murs (1980), sui murales di Los Angeles e altri ancora.
I riconoscimenti non tardano ad arrivare. Tra questi spicca il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985, con Senza tetto né legge, storia poetica e realista di una giovane vagabonda in cerca di libertà nel Sud della Francia.
Negli anni Ottanta e Novanta, Agnès Varda approfondisce ritratti personali e rende omaggio ai suoi legami: da Jane B. par Agnès V. e Kung-fu Master, ispirati all’amica Jane Birkin, fino a Garage Demy, dedicato al marito Jacques Demy scomparso nel 1990.
Fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2019 all’età di 90 anni, la regista e fotografa Agnès Varda continuò a sperimentare con diversi formati, interessata alla cronaca umanista e all’osservazione poetica e politica della realtà.
Instancabile viaggiatrice, amava esplorare i luoghi in cerca di location per i suoi film e le sue fotografie. Arrivò naturalmente anche in Italia, con Venezia e Roma che catturarono il suo interesse.

La mostra romana dedicata ad Agnès Varda
La mostra “Agnès Varda. Qui e là tra Parigi e Roma”, ospitata presso Villa Medici a Roma, celebra la carriera della regista e fotografa Agnès Varda con la prima grande retrospettiva italiana a lei dedicata.
L’esposizione mette in dialogo la sua attività fotografica con quella cinematografica, proponendo stampe originali, fotografie di scena, documenti, pubblicazioni e manifesti. I visitatori vengono così immersi nella Parigi del dopoguerra, ma anche nell’Italia dei set cinematografici, tra ville e giardini rinascimentali che hanno ispirato le sue opere.
La rassegna si colloca inoltre nel settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma, un dettaglio che rafforza il dialogo culturale tra le due città, così caro a Varda.
Questa mostra è un’occasione unica per comprendere l’eredità di Agnès Varda, una donna che ha saputo precorrere i tempi, esprimendo liberamente la propria creatività e scegliendo sempre di seguire la propria visione, lontana da mode e convenzioni, ma anche mantenendo autonomia culturale ed economica.
La mostra, dove e quando
Agnès Varda. Qui e là tra Parigi e Roma, 25 febbraio – 25 maggio 2026, Villa Medici – Accademia di Francia, Viale della Trinità dei Monti 1, Roma. Biglietto intero € 10, ridotto € 10. Per ulteriori dettagli ti rimando al sito della struttura museale.



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