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Il Rinascimento marchigiano in mostra a Roma

Le Marche, posizionate nella zona centrale dell’Italia, sono sempre state ricche di arte fin dal Paleolitico: risalenti a quest’epoca infatti sono dei manufatti trovati sul monte Conero e sul greto dei fiumi Misa e Nevola, così come cospicui sono stati i reperti neolitici rinvenuti un po’ ovunque, in particolare nelle grotte della gola di Frasassi, ad Attiggio e ad Arcevia, dove sono stati trovai interessanti materiali attribuibili alle culture eneolitiche.

Il Medioevo nelle Marche

Il primo monumento degno di menzione, risalente al periodo altomedievale, si può considerare la Pieve di San Leo, situata nel borgo di San Leo, tra le Marche e l’Emilia Romagna. Una basilica dell’IX sec. realizzata con materiali di spoglio e conci grezzi, miracolosamente integra.

La Chiesa di San Lorenzo in Doliolo a San Severino Marche, col suo luminoso interno, attesta il passaggio ai monumenti dell’XI sec., degne di nota sono anche le chiese di Santa Maria in Portonovo (Ancona), dalla intatta architettura normanna, e di San Vittore delle Chiuse, capolavoro romanico-bizantino.

Con l’apparire precoce dello stile gotico (abbazie di Chiaravalle di Castagnola e di Fiastra, presso Urbisaglia, fondate dai cistercensi verso la fine del XII sec.) lo stile romanico nelle Marche cominciò a prendere forme nuove: si pensi al Duomo di Fano, al Battistero di San Giovanni ad Ascoli Piceno, all’Abbazia di San Michele Arcangelo a Lamoli.

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Abbazia di San Vittore delle Chiuse, foto di Massimo Roselli, CC BY-SA, wikimedia. org

Dal tardogotico al Rinascimento

Tra la fine del XIII secolo e la prima metà del XV la regione si arricchì anche di torri, castelli, cinte murarie, bastioni e rocche sui fianchi dei monti o sui cocuzzoli delle colline: Jesi, Montefano, Corinaldo, Porto San Giorgio e soprattutto Gradara e San Leo, il cui castello si collega alla rocca realizzata dal senese Francesco di Giorgio Martini.

Così mentre il tardogotico faceva le sue ultime prove in palazzi privati o pubblici, queste prime fortezze moderne offrono l’esempio di un’architettura che si stacca sempre più dall’architettura sacra.

Col Rinascimento il Palazzo Ducale di Urbino, voluto dal duca di Urbino – Federico da Montefeltro – e a cui contribuirono Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini, diventa per le Marche un emblema non solo architettonico. Non a caso fiorirono in questo periodo numerosi architetti che contribuirono ad opere insigni: il sopra citato Francesco di Giorgio Martini, Antonio da Sangallo il Giovane, Tullio Lombardo (Palazzo Comunale di Cingoli), Bartolomeo Genga che si distinse per i lavori della rocca di Pesaro.

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Palazzo Ducale di Urbino

Le Marche tra pittori e scultori

Le Marche sono ricche di pitture e discretamente anche di sculture, qui pittori e scultori hanno lavorato in funzione dell’architettura nei secoli più vivi con il confluire nella regione, in tutti i tempi, di artisti dalla formazione più disparata, motivo per cui riesce difficile tracciare una storia organica della pittura e della scultura marchigiane.

Nella scultura si distinsero Giorgio Orsini da Sebenico (suoi i portali di san Francesco alle Scale e Sant’Agostino ad Ancona, del XV sec.), l’urbinate Federico Brandani, che si rivelò un fecondo scultore, e Gioacchino Variè, contemporaneo del Vanvitelli.

Per la pittura fu nel periodo gotico che le Marche si distinsero con i cicli dell’abbazia di San Biagio a Campodonico e del Cappellone di San Nicola a Tolentino, forse opera di Giuliano e Pietro da Rimini e Giovanni Baronzio aprendosi ad artisti e correnti di altre regioni. Al tempo stesso apparvero i primi pittori locali, come Allegretto Nuzi e il suo allievo Francescuccio Ghissi col loro decorativismo, e Arcangelo di Cola.

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Gli affreschi del Cappellone di San Nicola a Tolentino

Con il periodo rinascimentale feconda fu in terra marchigiana l’opera pittorica, a cominciare da Gentile da Fabriano, artista dalla spiccata personalità.

Gli umbri Ottaviano Nelli, Nicolò Alunno, il Perugino e il Pinturicchio furono anch’essi operosi nella Marche, dove lasciarono opere anche Jacobello del Fiore, Michele Giambono, Antonio Vivarini, ma soprattutto Carlo Crivelli, quasi marchigiano di adozione, e più tardi Lorenzo Lotto.

Per non parlare di due geniali artisti marchigiani di questo periodo come Bramante e Raffaello, e altri come Cola Dell’Amatrice. Ma anche artisti non locali come Tiziano, Savoldo, Tintoretto, Palma il Giovane, trovarono in terra marchigiana continua richiesta di opere, che ancora si trovano sugli altari o sulle pareti dei musei locali. Delle Marche fu anche Federico Barocci, infaticabilmente attivo nella sua Urbino.

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Raffaello Sanzio, Autoritratto, 1506 circa, Galleria degli Uffizi, Firenze

Il Rinascimento marchigiano, la mostra

Dedicata al Rinascimento marchigiano è la mostra “Rinascimento marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma” con opere d’arte, di pregevole valore, restaurate in seguito al terribile sisma che nel 2016 ha devastato la regione. Una mostra itinerante che dopo Ascoli Piceno, è approdata a Roma.

Chiusa anzitempo a causa del lockdown la rassegna è stata ripristinata per durare fino al prossimo settembre. Luogo dell’esposizione è la sede del Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro a Roma, sede della storica Fondazione Pio Sodalizio dei Piceni attiva fin dal 1600.

il rinascimento nelle marche
Cola Dell’Amatrice, Cristo benedicente, 1520-30, Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno

La mostra, dove e quando

Rinascimento marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma, 18 maggio 2020 – 20 settembre 2020, Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro, Piazza di San Salvatore in Lauro 15, Roma. Ingresso gratuito. Maggiori informazioni qui.

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