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Scoprendo il MArTA, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto

Se si va a Taranto (e io finalmente ci sono andata il primo sabato d’autunno di quest’anno) non si può non passare dal MArTA, senza dubbio una delle tappe imprescindibili se anche tu sei appassionato/a di arte e turismo culturale.

La storia del Marta, il Museo Archeologico di Taranto

Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, comunemente noto come MArTA, è uno dei musei più importanti d’Italia. Le sue origini risalgono al finire dell’Ottocento (1887), quando fu realizzato il corso Umbertino, e ha sede nell’ex Convento di San Pasquale di Baylon detto anche Convento dei Frati Alcantarini.

Il convento fu edificato a metà del XVIII secolo grazie a Fra Serafino Carrozzini da Soleto che riuscì ad ottenere da Carlo III di Borbone e dalla Regina Maria Amalia di Sassonia, nel 1747, il decreto per la sua fondazione.

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Il chiostro dell’ex convento. Photo credit Art and Cult Blog

Col Risorgimento, nel 1865, il convento fu tolto ai frati e adibito prima a casa circondariale e poi venduto al comune che lo fece diventare sede del museo nazionale, oggi MArTA.

Dal piano terra è ancora possibile ammirare la bellezza del chiostro conventuale uscendo dalla porta che si affaccia ad esso, sede spesso di eventi culturali.

I tesori archeologici di Taranto

Durante la realizzazione della zona umbertina, coincidente con la parte nuova di Taranto, furono fatte parecchie e interessanti scoperte archeologiche; ciò comportò purtroppo anche la distruzione e dispersione di molti di questi materiali provenienti dall’attigua necropoli e dalla città greca e romana.

Questo testimonia l’importanza strategica di Taranto che è stata una delle più importanti colonie greche del Sud Italia per poi cadere, ultima città della Magna Grecia, sotto il dominio di Roma intorno al 264 a.C.

La zona dove sorgeva la città greca è stata identificata nella Città vecchia, tutta fiancheggiata all’esterno da necropoli che si estendevano in quella che sarebbe poi diventata la Città Nuova con lo sviluppo dell’area urbana. Su questa stessa area si insediò la città romana.

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Testa femminile in terracotta, IV sec. a.C. Photo credit Art and Cult Blog

Per tutelare buona parte dei tesori sotterranei che venivano rinvenuti durante i lavori di urbarnizzazione venne inviato in città l’archeologo Luigi Viola che ottenne, a tal scopo, l’istituzione di un museo nel convento dei frati Alcantarini. Qui furono depositati un grandissimo numero di reperti che lo stesso Viola acquistò, salvaguardandoli.

L’edificio museale è stato poi ingrandito e risistemato in varie fasi a partire dal 1903, e a partire dal 1998 ci sono stati i lavori che hanno portato al completamento del Museo con l’allestimento del II piano (inaugurato il 29 luglio 2016).

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Sarcofago in carparo, inizi del V sec. a.C. Photo credit Art and Cult Blog

Il percorso di visita al museo MArTA di Taranto

Il Museo MArTA illustra la storia di Taranto e del suo territorio dalla Preistoria all’Alto Medioevo ed è suddiviso tra piano terra, primo piano e secondo piano.

Quest’ultimo è il piano da dove inizia il percorso di visita che mostra le fasi più antiche della storia dell’insediamento umano in Puglia (dal Paleolitico e Neolitico) fino alla fondazione della colonia greca e della città classica ed ellenistica. Il II piano si suddivide, come tutti gli altri, in diverse sale dedicate tra cui spiccano:

  • la preistoria e protostoria dell’area di Taranto,
  • la città greca e il suo territorio
  • Taranto e il mondo indigeno.
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Reperti risalenti all’Età del Bronzo (1300-1000 a.C.). Photo credit Art and Cult Blog

Al primo piano altri reperti arricchiscono le differenti sezioni:

  • La città greca
  • Taranto e il mondo apulo
  • La città romana
  • Il museo e la sua storia
  • La città tardoantica e altomedievale
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La città greca. Photo credit Art and Cult Blog

E per ultimo c’è il piano terra dove si può ammirare tra gli altri una testa gigantesca, quella di Eracle, e il chiostro dell’ex convento.

Il Marta ospita anche la collezione Ricciardi, una raccolta di opere pittoriche donate a suo tempo alla città da Monsignor Giuseppe Ricciardi, vescovo della leccese Nardò.

Il Museo è veramente ampio e ricco di reperti, per questo generalmente servono un paio d’ore (durata media della visita, come si legge dal loro sito: 120 minuti) per riuscire a visitarlo da cima a fondo.

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Testa di Eracle. Photo credit Art and Cult Blog

Sicuramente per riuscire a osservare tutto con calma se ne andrebbe qualche ora in più, però – è questa è stata una cosa che non ho apprezzato molto anche se ritengo giustificabile – le visite, che partono in gruppo e con una guida, sono condizionate dalla fascia oraria. Io e la mia amica avevamo prenotato per le 12 per cui alle 14 la visita irrimediabilmente terminava. E per chi, come me, ama fare le cose senza farsi condizionare dalla fretta oltre ad avere l’opportunità di potersi dilungare ad osservare gli oggetti e leggerne le didascalie questo è pur sempre un piccolo difetto.

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Reperti risalenti alla città romana. Photo credit Art and Cult Blog

La mostra temporanea al MArTA

Durante il percorso di visita è possibile cogliere le mostre temporanee che vi vengono allestite. Io ho usufruito della mostra fotografica dedicata ai Joy Division, attivata in concomitanza col MEDIMEX, il festival di musica internazionale organizzato in Puglia che per il quarto anno consecutivo è stato allestito a Taranto.

M’è piaciuta molto anche questa mostra, data la mia passione per la musica rock. Avrei preferito però vederla in una sala dedicata esclusivamente ad essa anziché insieme ai reperti archeologici perché trovo sempre un po’ dispersivo l’unire strettamente il contemporaneo all’antico. Non so in pratica dove concentrare maggiormente l’attenzione: se sull’uno o, piuttosto, sull’altro.

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Mosaico pavimentale. Photo credit Art and Cult Blog

Perché è importante visitare il MArTA di Taranto

Il MArTA merita in tutto e per tutto di essere visitato ricco com’è di tesori e di testimonianze del passato tra statue, ori e sontuosi corredi funerari che attestano la considerevole storia della città di Taranto prima come colonia greca e poi come colonia romana, e in seguito come importante tappa per il commercio e gli scambi culturali in età altomedievale.

A questi reperti è molto probabile che se ne aggiungeranno altri dato l’incessante lavoro di scavo archeologico.

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Iscrizione greca su lastra in carparo. Metà del VI sec. a.C. Photo credit Art and Cult Blog

Ulteriori informazioni

Il MArTA – Museo Archeologico Nazionale di Taranto si trova su via Cavour 10. Il museo lo si può raggiungere dalla stazione di Taranto, sia a piedi che in autobus: in questa sezione puoi trovare informazioni utili al riguardo. L’ingresso ha un costo di 8 € per il biglietto intero che va acquistato esclusivamente online.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Sicuramente molto bello il museo che propone un fantastico viaggio nella storia.
    Sono rimasta poi colpitissima da questa temporanea rock! Joy Division! No, non credo nemmeno di riuscire ad immaginare il mix tra passato e rock che sicuramente costituisce una esperienza UNICA nel suo genere.
    WOW!

    1. Maria Curci

      Si, il museo è davvero immenso per il suo patrimonio.
      Sui Joy Division domani uscirà l’articolo apposito!

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