la storia del melodramma in mostra a venezia
Musica

La storia del melodramma in mostra a Venezia

L’opera lirica, o più semplicemente melodramma, è uno spettacolo teatrale tragico o comico, interamente musicato e cantato.

L’unione della musica con il teatro risale a epoca molto remota: la musica svolse una funzione già di primo piano nella tragedia greca, nel dramma liturgico e nelle sacre rappresentazioni medievali così come negli intermedi rinascimentali.

storia del melodramma
Pompeo Marino Molmenti, La morte di Otello, 1879

La storia del melodramma

La nascita del melodramma, o opera, fu connessa alla creazione di un genere quale la poesia drammatica basata su uno stile musicale a sua volta poggiato su una profonda espressione drammatica.

Ciò avvenne inizialmente con il dramma, o favola, pastorale che fornì il modello al quale si ispirarono i primi librettisti, in particolare il Rinuccini, mentre la monodia accompagnata costituì il presupposto stilistico sul piano musicale.

Negli ultimi due decenni del 500, nell’ambito della Camerata fiorentina, si diede vita a quel genere musicale espressivo noto come melodramma vero e proprio, o il “recitar cantando”.

claudio monteverdi melodramma
Bernardo Strozzi, Claudio Monteverdi, olio su tela, 1640.

Lo stile recitativo costituì pertanto la base musicale dei primi melodrammi (Dafne, libretto del Rinuccini e musicato dal Peri, 1598; Euridice, libretto del Rinuccini, musicato da Giulio Caccini e dal Peri, 1600).

Con l’Orfeo di Claudio Monteverdi, su libretto di Alessandro Striggio (1607), al melodramma fiorentino furono applicate tutte le risorse derivanti dall’evoluzione stilistica che si ebbe nella storia della musica europea tra il tardo Cinquecento e il primo Seicento.

Così la parte recitata acquisì una singolare varietà di forme e atteggiamenti espressivi, l’armonia assunse maggiore complessità e ricchezza. All’orchestra, comprendente più di 40 strumenti, venne affidata una parte rilevante sia in episodi autonomi sia nell’accompagnamento delle voci.

L’opera nel Seicento, tra Roma e Venezia

Con il terzo decennio del 600 Roma divenne il maggior centro operistico italiano: le opere di Stefano Landi, Domenico Mazzocchi, Michelangelo Rossi qui rappresentate mostrarono una sempre maggiore differenziazione tra parte recitata e aria, un notevole uso del coro, un frequente ricorso a melodie di facile cantabilità e una generale tendenza verso forme di semplice impianto strutturale.

L’apertura a Venezia del primo teatro a pagamento, il San Cassiano (1637), fu un evento destinato ad avere profonde ripercussioni sullo sviluppo dell’opera, che perse così il carattere di aulico e raffinato divertimento di corte per rivolgersi sempre più a larghi strati di pubblico.

teatro di san cassiano venezia
Teatro di San Cassiano. Immagine presa dal sito del teatro (teatrosancassiano.it)

In questo contesto l’ultimo lavoro di Monteverdi, l’Incoronazione di Poppea (1642), rappresentò la prima opera di soggetto storico e una delle più alte espressioni del teatro musicale seicentesco.

Nei successivi autori della scuola veneziana (Cavalli, Cesti, Legrenzi, Pallavicino) vi fu una spiccata propensione verso un gusto superficialmente grandioso e spettacolare, assecondato da imponenti apparati scenici elaborati dai grandi architetti teatrali barocchi, ma anche verso libretti più complicati, alternanti episodi seri a quelli burleschi, e verso uno stile vocale altamente virtuosistico.

Alla scuola veneziana del tardo 600 si collegano le opere di Agostino Steffani – attivo soprattutto in Germania e il cui stile eserciterà un influsso sulla formazione di Händel – e, più tardi, le opere di Antonio Lotti, Carlo Francesco Pollarolo e di Antonio Vivaldi.

La diffusione europea dell’opera italiana

L’opera italiana si diffuse in breve tempo in tutta Europa costituendo un indiscusso modello. Solo in Francia, dove fortissima fu l’influenza della tradizione drammatica nazionale (Corneille, Racine) oltre a forme di spettacolo legate alla danza (balletti) fu elaborata, soprattutto per merito di Giovanni Battista Lulli, una tradizione operistica originale.

giambattista lulli
Rappresentazione del balletto dell’Alceste di Jean-Baptiste Lully eseguita nella Corte di Marmo della Reggia di Versailles, il 4 luglio 1674. Fonte: wikipedia.org

Tra la fine del 600 e i primi decenni del 700 l’opera italiana subì una profonda trasformazione: l’azione si semplificò e vi fu una riduzione dei personaggi ai soli ruoli principali, oltre all’eliminazione delle scene comiche che confluirono negli intermezzi. I libretti inoltre, grazie all’opera di poeti quali Apostolo Zeno e Pietro Metastasio, acquistarono un alto valore letterario.  

In seguito, nel tardo 700 e verso gli inizi dell’800, il clima musicale italiano fu caratterizzato da un lato da una fioritura dell’opera buffa, che toccò con Cimarosa, Paisiello e Rossini vertici di assoluta perfezione preludenti tuttavia ad una rapida estinzione del genere,  e dall’altro ad una persistenza dell’opera seria settecentesca.

L’opera dalla cultura romantica al Novecento

Un radicale rinnovamento avvenne sull’onda della nuova cultura romantica che trovò ampio spazio nell’opera di Bellini, Donizetti e Verdi. Gli ideali romantici sollecitarono anche in Germania la nascita di un teatro musicale nazionale che ebbe in Spohr, Marschner e, in particolare, Weber i più importanti esponenti.

Ma fu soprattutto Wagner a trasformare la tradizionale struttura operistica con la sua concezione del dramma musicale: un’opera d’arte totale nella quale tutte le componenti dello spettacolo concorrono verso un unico fine espressivo mentre la musica presenta un’interrotta continuità mediante un discorso sinfonico di possente respiro.

turandot di puccini
Locandina della Turandot di Puccini datata 1926.

In Italia vi fu una preferenza verso soggetti realistici e verso uno stile musicale semplice e di immediata suggestione, come successe con Mascagni, Alfano, Leoncavallo e Puccini.

Nel Novecento, infine, con la crisi del linguaggio musicale si approdò ad una serie assai vasta ed eterogenea di esperienze, difficilmente riconducibili ad un unico comune denominatore. Tra gli operisti degni di maggior menzione in tale secolo troviamo, tra gli altri, Profokiev, Menotti e Stravinskij.

I protagonisti del melodramma a Venezia

Dedicata al melodramma è la mostra “Opera. I protagonisti del melodramma” presso il Palazzo Ducale di Venezia. Organizzata dal celebre Victoria and Albert Museum di Londra la rassegna si propone di far conoscere al pubblico lo sviluppo e l’evoluzione dell’opera fino ai giorni nostri.

palazzo ducale di venezia
Palazzo Ducale, Venezia. Foto tratta dal sito arte.it

L’opera lirica è un’esperienza completa, che riunisce i differenti linguaggi dell’arte, dalla musica all’architettura, dalla pittura alla scultura. Pertanto anche la mostra predilige questa dimensione multisensoriale tra dipinti, scenografie, libretti e abiti con un tributo all’Italia e a Venezia in particolare come luogo di nascita e sviluppo del melodramma.

La mostra, dove e quando

Opera. I protagonisti del melodramma,  9 aprile – 30 agosto 2020, Palazzo Ducale – Appartamento del Doge, San Marco 1, Venezia. Biglietto intero € 13, ridotto € 11. 

6 commenti

  • Maria Domenica

    Che bella la storia del melodramma italiano: ho scoperto autori e arie prima sconosciute. Storie, melodie, musiche e note sempre straordinarie sembrano alternarsi nel corso del tempo ed è giusto che al “recitar cantando” sia stata dedicata una mostra a Venezia. Spero di potermici recare.
    Maria Domenica

  • Silvia

    Da piccola mi hanno portato due o tre volte all’opera, ma non ci capivo niente e non mi piaceva ahah però devo dire che crescendo ho cambiato idea. Deve essere molto interessante questa mostra, grazie per aver scritto questo articolo perchè non ero a conoscenza di questa mostra del melodramma.

  • rossella kohler

    Ma che bella mostra! E che articolo interessante! Non sono una melomane, ma apprezzo la musica operistica, anche perché ricordo mio nonno che conosceva (e cantava) tutte le opere a memoria, e questo piacevole ricordo d’infanzia non mi ha mai abbandonato. Spero davvero di avere l’occasione di andarla a visitare.

    • Maria Curci

      Grazie per il tuo apprezzamento Rossella! In tutta onestà non lo sono neanch’io, una melomane, però come te ho avuto il nonno (materno) che da quanto mi hanno raccontato era un appassionato dell’opera. 🙂

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