l'infibito incanto di giacomo leopardi
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L’Infinito incanto di Giacomo Leopardi a Milano

Giacomo Leopardi, la biografia

Il poeta Giacomo Leopardi (Recanati 1978 – Napoli 1837) fu il figlio primogenito del conte Monaldo e di Adelaide dei marchesi Antici. Trascorse una fanciullezza serena, con i fratelli, ma fu presto assorbito dagli studi, iniziati dapprima sotto la guida del padre e di due modesti precettori e poi continuati da solo nella ricca biblioteca paterna.

Con febbrile avidità di sapere il fanciullo bruciò presto le tappe: perfezionò il latino, studiò il greco e l’ebraico, affrontò ricerche filologiche ed erudite. Questi sette anni di “studio matto e disperatissimo” lasciarono traccia sotto forma di infermità fisica che lo accompagnò fino alla fine.

L’adolescenza, inoltre, trascorsa nella solitudine della biblioteca paterna gli acuì una sensibilità precoce che lo portò ad avvertire in modo intenso e drammatico gli aspetti duri e deludenti della realtà in contrasto con gli ideali giovanili. Furono anni ricchi di una vasta e disordinata produzione tra cui canzonette, traduzioni di Orazio, poemetti biblici e due tragedie: Virtù indiana e Pompeo in Egitto.

S. Ferrazzi, Giacomo Leopardi, olio su tela, 1820

La conversione letteraria e quella filosofica

Intorno al 1816 maturò la “conversione letteraria” che lo portò alla scoperta dei classici, dei grandi autori italiani e alla conseguente deplorazione dei suoi precedenti “scrittacci francesizzanti”: lo aiutarono in questo gli studi filologici e l’esperienza delle traduzioni (gli Idilli di Mosco, Esiodo, Omero e Virgilio).

Nello stesso tempo cominciava a delinearsi in lui la coscienza della propria infelicità, supportata da un ambiente familiare privo di slanci e confidenze, da una realtà ristretta quale quella di Recanati e da un amore non confessato per la cugina Geltrude Cassi. A tutto ciò si aggiunse, nel 1819, una malattia agli occhi che lo tormentò per tutta la vita rendendogli difficili gli studi.

Dopo un disperato, e fallito, tentativo di fuga dalla casa paterna si compì del tutto la “conversione filosofica” basata su una concezione materialistica della vita, maturata sulle basi del razionalismo illuministico, che assunse i toni di un pessimismo radicale.

statua di giacomo leopardi a recanati
La statua dedicata a Giacomo Leopardi a Recanati. Foto tratta da ilmiraggio.com

Sono anni comunque che evidenziano le due tendenze fondamentali che contraddistinsero la carriera poetica del nostro, ossia i “tristi e cari moti del cuor” e gli interessi politici e civili.  Così si si alternano nella produzione giovanile lo stile concitato e teso delle canzoni (All’Italia, 1818, Sopra il monumento di Dante, 1818, Ad Angelo Mai, 1820) e lo stile piano degli idilli (Alla luna, 1819, L’infinito, 1819, La sera del dì di festa, 1820).

Si delineava intanto il senso della nullità delle illusioni e della tragica solitudine dell’uomo nell’universo e così mentre s’infittivano le note nello Zibaldone la vena poetica si andava esaurendo dando inizio a un periodo di silenzio e di meditazione, in cui maturarono le Operette morali, interrotto solo nel 1823 da Alla sua donna, evocazione di un “fantasma di bellezza e virtù”.

I soggiorni di Leopardi

L’insofferenza per Recanati lo portò, dopo il soggiorno romano presso lo zio Carlo (1822), nel 1825 a Milano dove avrebbe curato un’edizione di Cicerone per il tipografo Antonio Fortunato Stella. Dopo Milano passò a Bologna rimanendovi fino al 1827.

Si recò anche a Firenze, dove ebbe contatti cordiali con i letterati del circolo del Vieusseux, e a Pisa dove trovò un ambiente che ritenne più sereno e riposante. Con il Risorgimento (1828) e A Silvia ritornò alla poesia.

Il terzo atto

Le immagini e i motivi degli idilli ritornano, arricchiti e maturati, in questo terzo tempo – se così lo si può definire – dell’attività letteraria leopardiana e i temi della felicità impossibile ma sempre vagheggiata, della giovinezza perduta, dell’infinita miseria umana si modulano in modo più flessibile con la tendenza riflessiva e i moti del cuore (si pensi a Il sabato del villaggio, a La quiete dopo la tempesta e a Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, 1830).

la casa di giacomo leopardi a recanati
La casa di Giacomo Leopardi a Recanati. Foto tratta da ilmiraggio.com

Nonostante la grande fioritura lirica che interessò gli anni dal 1828 al 1830, però, si trattò pur sempre di uno dei periodi più tristi della vita di Leopardi, affetto da problemi di salute e dai debiti che lo portarono ad assumere un atteggiamento più teso e combattivo verso la vita, con rinnovati interessi per le vicende politiche per le quali si allontanò dalle ottimistiche ideologie degli ideali toscani.

Anche l’ennesima infelice esperienza amorosa per una donna indicata col nome di Aspasia, identificata in Fanny Targioni Tozzetti, ebbe la sua importanza in questa nuova orgogliosa affermazione di se stesso e delle proprie convinzioni, che nella poesia si rispecchia in una nuova poetica.

Pertanto la coscienza fiera dell’infelicità umana e l’affermazione di sé di fronte alle mediocrità e alle falsità della vita sono i temi di tutta la poesia dell’ultimo Leopardi che, secondo una tradizione non accreditata, si dice sia stato colto dalla morte (a Napoli il 14 giugno 1837) dopo aver terminato di dettare all’amico scrittore Antonio Ranieri i versi di Tramonto della luna.

dal fondo leopardiano conservato nella biblioteca sormani
Dal Fondo leopardiano conservato presso la Biblioteca Sormani. Foto tratta da arte.it

L’omaggio milanese

A duecento anni dalla composizione de L’Infinito la citta di Milano, che risulta essere una delle città toccate dall’artista e che lo portarono a delle considerazioni circa il vivere nella grande città, ha deciso di rendere omaggio a Giacomo Leopardi mediante la mostra “Giacomo Leopardi. Infinito incanto” allestita presso la Sala del Grechetto di Palazzo Sormani ove è presente anche la Biblioteca omonima che custodisce il Fondo leopardiano, una raccolta di documenti, alcuni rari e mai esposti prima, di eterogenea provenienza.

Scopo dell’esposizione è quello di focalizzare l’attenzione sul significato della città nell’esperienza leopardiana, pertanto oltre alla mostra vi saranno anche degli incontri volti ad approfondire i temi relativi ad essa.

La mostra, dove e quando

Giacomo Leopardi. Infinito incanto, 8 novembre 2019 – 8 febbraio 2020, Biblioteca Sormani, Corso di Porta Vittoria 6, Milano. Ingresso libero. Qui maggiori informazioni.

6 commenti

  • Katja

    Pensa che io ho incominciato a rivalutare e ad apprezzare Leopardi a Recanati: ho seguito una delle visite guidate all’interno della biblioteca. La guida è stats così brava che sono uscita con la curiosità fi conoscerlo meglio.

    • Maria Curci

      In effetti anch’io l’ho rivalutato dopo aver scritto l’articolo. Approfondendo ho scoperto ulteriori news e anche un bel po’ di misteri legati alla sua vita e, soprattutto, alla sua morte. Alla fine ci rimane comunque il suo genio letterario…e la sua umanità.

  • Veronica

    Un vero peccato non essere in zona, Leopardi mi è sempre piaciuto e l’ho studiato a scuola con interesse con il suo pessimismo cosmico e le sue poesie emozionanti. Tra l’altro un’occasione imperdibile visto che la mostra è gratuita.

    • Maria Curci

      Ciao Veronica, grazie per il tuo interesse! E lo so, anch’io non sono in zona ma, ad ogni modo, è stato un pretesto per rispolverare i momenti salienti della vita del Leopardi in occasione di questo importante anniversario.

  • elisa scuto

    Leopardi è il mio poeta preferito, sono stata anche a Recanati appositamente per visitare i luoghi ispiratori delle sue poesie. Però non sapevo che fosse il duecentenario dell’Infinito, nè della mostra a Milano che mi sembra interessantissima! Grazie delle preziose info 😉

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