Lo sviluppo della moda nei secoli
Nel campo dell’abbigliamento la parola “moda” è stata spesso associata nei secoli scorsi alle variazioni, considerate più o meno come capricci, dei vestiti, dei cappelli e degli accessori femminili.
Queste variazioni dei costumi e degli abiti nell’antichità non erano molto frequenti, ma lo diventarono a partire dal XVIII secolo. Per questo si tende a parlare di “stile” piuttosto che di “moda” per quel che riguarda l’abbigliamento e il costume degli antichi Greci e Romani e di altri popoli di età precristiana o dei primi secoli del Medioevo.

L’abbigliamento femminile nell’antica Roma
Nei secoli XIV e XV con l’affermarsi delle corporazioni dei sarti e degli altri artigiani dell’abbigliamento si cominciò ad assistere alla diffusione, nei vari paesi europei, di fogge d’abito ricercate e frequentemente mutevoli.
E se mentre in precedenza gli abbigliamenti raffinati e ricchi erano prerogativa di poche persone appartenenti perlopiù ai ceti dominanti, in questi secoli si assiste a una maggiore ricerca di eleganza e raffinatezza anche nelle classi medie come quelle di borghesi, artigiani e mercanti.
Nei secoli XV e XVI, i sarti e i tagliatori italiani furono tra i più apprezzati e città come Venezia e Firenze dettarono legge nel campo dell’abbigliamento.

Jacopo Chimenti, Nozze di Caterina de’ Medici con Enrico II di Francia, 1600, olio su tela, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Ma nel XVI sec. (anche per opera di Caterina de’ Medici che introdusse in Francia un nuovo gusto e alcuni nuovi, tipici elementi del costume, come il busto a stecche flessibili) la moda francese cominciò ad assumere quella parte decisiva che avrebbe conservato quasi incontrastata, sfidandosi con quella italiana, fino ad oggi.
La moda nel 700
Col XVIII secolo, dunque nel Settecento, cominciò a delinearsi la figura del creatore di moda, arbitro e tiranno del gusto femminile. Il periodo che precedette la Rivoluzione francese fu il più interessante nella storia della moda: si diffusero sempre più i figurini che portarono ovunque il dernier-cri parigino, nacquero le riviste di moda e gli almanacchi (Le monument du costume, 1774; Le cabinet de mode, 1785).
Si cominciò a parlare di “fantasia” per contrassegnare ogni modello, secondo un uso tuttora seguito, così come si diffusero in larga misura i vari disegni e le varie fogge di accessori e guarnizioni.

Élisabeth-Louise Vigée Le Brun, Ritratto di Maria Antonietta con la rosa, olio su tela, 1783
La grande modista e sarta francese Rose Bertin, definita “ministro della moda” sotto il regno di Luigi XVI, vestì sovrane e principesse di tutta Europa a partire dalla regina Maria Antonietta, né perse la sua autorità dopo l’eclissi del periodo rivoluzionario.
Nell’era napoleonica fu la volta di Leroy, sarto dell’imperatrice Giuseppina Bonaparte, definito “reggente della moda”, che lanciò una nuova moda a corte ispirata all’abbigliamento degli antichi romani: l’abito impero. In questo periodo ogni modello era un pezzo unico, creato appositamente per una sola persona.
Dal barocco al rococò
Il periodo settecentesco fu anche dominato dallo stile rococò, termine derivante dal francese “rocaille”, a indicare un tipo di decorazione composta da conchiglie e piccole pietre che adornavano solitamente i padiglioni e le grotte dei giardini.
Il rococò, col suo essere uno stile aggraziato, fine, gioioso e decorato con motivi floreali si opponeva all’austerità e alla pesantezza del precedente stile barocco ben rappresentando la vita superficiale e libera da preoccupazioni degli aristocratici.
Questo stile si diffuse ovunque, specie in quelle città con una naturale propensione verso il glamour, la leggerezza e il divertimento come Venezia, non a caso definita la Serenissima.

Dalla mostra “Le plaisir de vivre”, photo credit Roberto Serra
Gli abiti stessi diventano un po’ più comodi e leggeri da portare, gli attillati corpetti femminili presentano ampie scollature e merletti (lavorati a Burano), e poi gli accessori: ventagli, guantini, scarpe e lo zendale, una novità per l’epoca consistente in un’ampia sciarpa, o scialle, di merletto o seta solitamente di colore nero.
Le gonne sono gonfie sui fianchi grazie ai paniers, intelaiature fatte di stecche d’osso o di balena che amplificavano a dismisura l’ampiezza dei fianchi, scomodi per sedersi ma pur sempre belli da mostrare.
Arte e moda nel 700 veneziano, la mostra
Dedicata alla moda veneziana del Settecento è la mostra “Le plaisir de vivre. Arte e moda del Settecento veneziano dalla Fondazione Musei Civici di Venezia” presso il Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, a Bologna.
La rassegna è inserita nel contesto delle celebrazioni collegate al centenario del Museo Davia Bargellini che fu inaugurato il 30 maggio 1920 dal suo fondatore Francesco Malaguzzi Valeri, all’interno del senatorio Palazzo Bargellini.

Dalla mostra “Le plaisir de vivre”, photo credit Roberto Serra
Un museo fatto istituire da Malaguzzi Valeri sull’onda dalle grandi raccolte museali che si andavano moltiplicando in Europa, come il South Kensington Museum fondato a Londra nel 1852.
Il Direttore della Pinacoteca di Bologna e Soprintendente alle Gallerie di Bologna e della Romagna, quale fu Francesco Malaguzzi Valeri, concepì l’idea di creare un museo autonomo dedicato alle arti decorative in cui venissero riunite, per scopi didattici e divulgativi, le più alte espressioni del pregiato artigianato locale.

Dalla mostra “Le plaisir de vivre”, photo credit Roberto Serra
Consapevole della missione di educazione sociale alla quale il museo era chiamato egli creò un allestimento ispirato da una sensibilità nostalgica, rievocando gli interni e gli arredi dei palazzi senatori, emblematici di un secolo quale il Settecento ripristinando così l’ambientazione tipica del periodo e che si può cogliere attraverso la sopra citata rassegna espositiva.
Alla mostra si può anche accedere online usufruendo della visione di video nei quali è possibile rivivere momenti di vita settecentesca grazie a rievocatori e figuranti in costume, e ciò mediante la pagina Facebook dei Musei Civici d’Arte Antica.
La mostra, dove e quando
Le plaisir de vivre. Arte e moda del Settecento veneziano dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, 2 febbraio – 12 settembre 2021, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Strada Maggiore 44, Bologna. Ingresso gratuito. Per maggiori info e prenotazioni: museiarteantica@comune.bologna.it oppure visitare il link http://www.museibologna.it/arteantica

2 COMMENTS
Keep Calm & Drink Coffee
3 anni agoSu Caterina de’ Medici si potrebbe scrivere all’infinito.
Non conoscevo invece Rose Bertin.
Una mostra sicuramente interessante, il tuo excursus mi ha fatto ripensare anche alla visita a Burano: un bel ricordo davvero.
Maria Curci
3 anni ago AUTHORGrazie cara, lieta del tuo interesse e apprezzamento!