On being present: il fascino dell’arte africana agli Uffizi

On being present: il fascino dell’arte africana agli Uffizi

La questione nera

In un contesto storico come quello dell’ultimo periodo contraddistinto non solo dalla pandemia del Covid 19 ma anche da una questione che in realtà è sempre stata presente e cioè quella della popolazione di colore che, è giusto ricordarlo, ha gli stessi diritti e dignità di qualunque altra popolazione sulla Terra (non si dice dopotutto che il mondo è bello perché vario?) anche l’arte, soprattutto essa ci viene incontro per aprirci gli occhi, e possibilmente anche le menti.

Gli Uffizi di Firenze hanno messo in piedi degli interessantissimi percorsi espositivi da attuarsi online tramite il loro sito apposito. Di uno di questi percorsi ne ho già parlato qui. Di un altro ve ne parlo oggi.

Si tratta di un’altra mostra virtuale, “On being present”, basata sull’arte africana e sulla presenza africana nell’arte con il suo conseguente recupero in campo artistico, mettendola perciò in risalto tramite questa esposizione apposita.

l'arte africana in europa
Albrecht Dürer, Adorazione dei Magi, olio su tavola, 1504, Galleria Uffizi, Firenze

L’arte africana in Europa

La fascinazione per l’arte africana si sviluppò tra gli europei grazie alle numerose mostre che furono organizzate nelle principali città del Vecchio Continente tra la fine dell’800 e gli inizi del 900: Lipsia (1892), Anversa (1894), Bruxelles (1897), Colonia (1912) e Parigi (1907, 1917, 1919).

Tali esposizioni furono fatte in un’ottica che oggi definiremmo “politically correct”, almeno in apparenza, visto che il motivo per cui vennero messe in piedi fu quello di voler dare l’impressione di andare incontro a quelle “terre incivili” evidenziando quanto bene si stesse facendo laggiù da parte della civiltà occidentale. Un modo in realtà per decretare – di fronte a quegli artefatti – ancora una volta la superiorità non solo della civiltà ma anche dell’arte occidentale e giustificare, pertanto, la sua presenza civilizzatrice.

Parecchi artisti europei furono influenzati da queste mostre in cui ad essere esposti erano le sculture e gli oggetti dell’arte africana. Tra costoro troviamo Picasso, Matisse, Paul Klee e il dadaista Max Ernst.

arte africana picasso henri matisse
Piero di Cosimo, Perseo che libera Andromeda, tempera grassa su tavola, 1510-1515. Gallerie degli Uffizi, Firenze,

 

Henri Matisse fu il primo a provare un profondo interesse nei confronti dell’arte nera e a diffonderla nel gruppo dei Fauve. L’artista infatti coglieva in essa una forza primordiale e un’essenzialità formale estrema. Un interesse che si accentuò nel 1906 quando effettuò il viaggio in Nord Africa, nell’ultimo periodo della fase Fauve.

Un altro artista che attinse a piene mani dall’arte africana fu Pablo Picasso e a conferma di questo egli stesso rese pubblica in una conversazione con l’amico André Malraux la sua forte curiosità nei confronti di quest’arte: “Quando andai al Vecchio Trocadéro, avrei voluto andarmene subito, ma non riuscivo a distaccarmi da quanto avevo davanti agli occhi. E compresi che mi stava succedendo qualcosa. Le maschere non erano come le altre sculture: erano qualcosa di magico, si ergevano contro tutto, contro gli spiriti ignoti e minacciosi. E io continuavo ad ammirare quei feticci..”.

In Italia invece a rimanere affascinati furono soprattutto Amedeo Modigliani e Alberto Giacometti in particolare. (fonte: instoria.it).

La figura africana on line nelle collezioni degli Uffizi

La mostra agli Uffizi però ci fa capire che il fascino esercitato dal mondo africano e quindi dai soggetti di pelle scura in realtà era presente già da tempo. Infatti “On being present. La figura africana nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi” pone la lente su quelle opere d’arte dalle quali emerge anche, e soprattutto, la componente black e cioè personaggi storici, mitologici o biblici dalla pelle nera.

galleria degli uffizi on line
Anton Domenico Gabbiani, Ritratto di quattro servitori della corte medicea, 1684, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Per cui troviamo per esempio l’Adorazione dei Magi di Albrecht Dürer, dove uno dei magi è di carnagione scura, oppure i ritratti dei re dell’Abissinia e dell’Etiopia eseguiti nel 500 da Cristofano dell’Altissimo su volere di Cosimo I de’ Medici o, ancora, il dipinto di Piero di Cosimo che raffigura Perseo nell’atto di liberare Andromeda in cui a rubare l’attenzione è anche una musicista dai capelli ricci e la pelle nera.

In quest’ottica è nato agli Uffizi il progetto Black Presence per riscoprire gli elementi artistici della cultura nera presenti nella collezione degli Uffizi dove tra opere rinascimentali e barocche pulsa anche un cuore africano. Il progetto è visitabile anch’esso online tramite Facebook.

Davvero interessante! Che ne dite?

La mostra, dove e quando

On Being Present. La figura africana nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi, 4 luglio – 22 agosto 2020, mostra virtuale visitabile qui

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. È molto bello che rendano la mostra visitabile anche virtualmente. Anche se l’esperienza dal vivo è un’altra cosa, di questi tempi è una buona scelta. Conosco poco dell’arte africana, se non la fascinazione, appunto, che subirono molti artisti e artiste. Un buon momento per colmare la lacuna.

    1. Maria Curci

      Si, direi che di questi tempi ci può stare che si vada di mostre virtuali. Quelle propinate dagli Uffizi poi sono davvero, a mio parere, molto interessanti, come quella di cui ho scritto nell’articolo. Grazie per il feedback!

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