Marina Abramović e Santa Teresa d’Avila di scena a Napoli

Marina Abramović e Santa Teresa d’Avila di scena a Napoli

Marina Abramović, la nonna della performance art

L’artista serba Marina Abramović (Belgrado 30 novembre 1946) è nel panorama dell’arte contemporanea circoscrivibile a quella (ristretta) cerchia di artisti/e che ben sanno come lasciare sia il segno che la scia dietro sé, che sia nel bene o nel male. Che come sentenziava il caro Wilde, l’artista non ha intenti morali in quanto “l’intento morale in un artista è un imperdonabile manierismo di stile. L’artista non è mai morboso, può esprimere tutto”.

La Abramović consapevole di questo non è certo un personaggio di quelli che viene da porsi la fatidica domanda “Marina Abramović chi?” poiché la signora è una che sa come cavalcare costantemente la cresta dell’onda senza incappare nel rischio che la sua luminosa stella possa affievolire nel tempo la sua fulgida luce, che sia attraverso le sue performance, tra il teatrale e l’illusionistico, o le sue dichiarazioni.

Non è stata forse lei che si è simpaticamente autodefinita “Grandmother of Performance Art”, la “Nonna della performance art”? Certamente non a torto essendo una pioniera nel campo della performance art e, nella fattispecie, della body art.

marina abramovic napoli
Una scena tratta da uno dei video dell’artista serba ispirati a Santa Teresa d’Avila.

Marina Abramović, le esibizioni più note

Tra le sue, spesso estreme, esibizioni più note vi è Rhytm 0, messa in scena proprio a Napoli con l’artista che si espose alla totale mercé del pubblico, a suo rischio e pericolo, giacendo passivamente accanto a strumenti di ogni tipo, tra cui coltelli e una pistola carica, che la gente poteva usare su di lei.

La performance durò 6 ore durante le quali accadde di tutto: le tagliarono i vestiti, le procurarono delle ferite e le misero perfino la pistola in mano. Un evento imprevedibile per la stessa artista che riuscì a portare in superficie la parte peggiore presente nell’animo umano ponendo l’attenzione su quegli attimi in cui si perde l’autocontrollo abbandonando completamente i propri freni inibitori.

Un retaggio quello dell’utilizzare coltelli a fini autolesionistici risalente alla sua infanzia: i genitori, partigiani durante la seconda guerra mondiale ed entrambi con una carriera militare, non ebbero timore – specie la madre, direttrice del Museo della Rivoluzione e dell’Arte – di utilizzare le punizioni corporali a scopo educativo.

Un’altra esibizione passata alla storia fu Imponderabilia realizzata anche questa in Italia, a Bologna, con l’aiuto del suo più noto compagno di allora, quell’Ulay tanto amato e scomparso di recente. Entrambi nudi erano posizionati l’uno di fronte all’altra vicino alla porta d’ingresso – piuttosto stretta – della galleria in cui si stava svolgendo la performance. Per cui il pubblico, sempre protagonista delle opere della Abramovic, per riuscire ad entrare doveva necessariamente passare attraverso i corpi nudi dei due artisti.

marina abramovic performance art
Marina e Ulay

Una donna che di certo non ha timore di rompere gli schemi andando contro quella che viene definita morale comune, sua in tale contesto l’ammissione di un triplice aborto per non compromettere la sua vita di artista.

Marina Abramović in estasi, a Napoli

Nella mostra “Marina Abramović. Estasi” a Castel dell’Ovo, a Napoli, preannunciata come una delle mostre imperdibili di quest’autunno 2020, presenta dei video ispirati alla figura di Santa Teresa d’Avila: “The Kitchen, Homage to Saint Therese”, un progetto elaborato nel 2009 ispirato appunto alla santa spagnola e alla cucina, il luogo in cui Santa Teresa raccontò nei suoi Diari di avere avuto spesso visioni mistiche (Il Signore dell’universo si muove nella nostra cucina, fra brocche, pentole, stoviglie, casseruole e tegami).

Che c’azzecca Santa Teresa d’Avila con la nostra Marina? In realtà indagando non pochi sono i punti in comune tra le due: entrambe nate da famiglie benestanti ma rigide ed entrambe vicine alla santità con la Abramovic che annovera tra i suoi parenti più stretti un santo; il nonno infatti – sacerdote ortodosso – fu santificato dopo la morte.

Santa Teresa d’Avila, la biografia

Ma chi fu Santa Teresa d’Avila a cui s’è ispirata l’artista serba? Santa Teresa d’Avila, o anche Santa Teresa di Gesù, fu una religiosa e scrittrice mistica spagnola (Avila 1515 – Alba de Tormes, Salamanca, 1582).

Di nobile famiglia crebbe piena di fervore religioso arrivando a vestire l’abito delle Carmelitane dell’Incarnazione (1536) ad Avila, nonostante l’opposizione del padre.

Nel 1560 nel clima di riforma generale del mondo cattolico indotto dal Concilio di Trento diede inizio alla sua attività riformatrice intesa a restaurare la regola originaria dell’ordine carmelitano fondando poi ad Avila, nel 1562, il primo monastero femminile riformato.

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Gian Lorenzo Bernini, Estasi di Santa Teresa, 1647-52, Chiesa di Santa Maria della Vittoria, Roma. Foto artemagazine

Successivamente al primo fondò un altro monastero a Medina del Campo (1567) dove conobbe san Giovanni della Croce che si associò all’opera di Teresa dando vita all’ordine dei Carmelitani scalzi.

Santa Teresa viene dipinta come una donna dal carattere forte e tenace, votato ad una perfezione spirituale che cercava di raggiungere tramite l’orazione e un’attiva partecipazione al mistero della vita cristiana. Fu rinomata anche come scrittrice, i suoi scritti infatti sono considerati capolavori della teologia mistica, tra i maggiori esempi della letteratura spagnola del XVI sec.

Ricca l’iconografia dedicata alla santa tra cui l’angelo che scaglia il dardo infuocato e la colomba ispiratrice.

La mostra, dove e quando

Marina Abramović. Estasi, 18 settembre 2020 – 17 gennaio 2021, Castel dell’Ovo, Napoli. Biglietti a partire da 9 euro. Necessaria la prenotazione, nel rispetto delle norme anti-Covid. Maggiori info qui.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Mabka

    Non conoscevo questa artista e mi sembra senza alcun dubbio un personaggio seppur sopra le righe davvero molto intrigante e interessante, grazie per avermela fatta scoprire

    1. Maria Curci

      Grazie a te!

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