I siti archeologici di Bari raccontano una storia antichissima che si intreccia con i vicoli, le chiese e le case di Bari Vecchia, spesso in modo invisibile a chi attraversa il centro storico distrattamente.
Dopo aver scoperto i musei da visitare in città, con questo articolo voglio accompagnarti alla scoperta dei luoghi del centro storico in cui è possibile esplorare la Bari archeologica, trasformando la visita in una vera e propria caccia al tesoro urbana.
Bari Vecchia è infatti una straordinaria miniera di testimonianze archeologiche, frutto di secoli di stratificazioni, molte delle quali ancora poco conosciute. Sotto il livello stradale o all’interno di edifici storici si nascondono ambienti, reperti e strutture che raccontano l’evoluzione della città nel tempo.
In questo articolo troverai quali sono i siti archeologici di Bari visitabili, perfetti per chi desidera scoprire il volto più autentico e sorprendente della città, passo dopo passo.
Lo scavo di Piazza del Ferrarese
Lo scavo di Piazza del Ferrarese è uno dei primi siti archeologici di Bari che puoi incontrare passeggiando verso il centro storico. Si trova proprio all’ingresso di Bari Vecchia, in una delle piazze più frequentate della città, spesso attraversata senza immaginare cosa si nasconda sotto il livello stradale.
Subito dopo lo Spazio Murat e prima di imboccare il tratto che conduce alla Muraglia, un’area recintata permette di osservare un importante scavo archeologico che mette in luce un tratto della Via Traiana.
Qui è ancora visibile una parte dell’antica pavimentazione stradale, risalente al periodo in cui la via attraversava la porta urbica che chiudeva a sud la città, segnando uno degli accessi principali alla Bari di epoca romana.

Il Museo Archeologico di Santa Scolastica e l’area di San Pietro
Proseguendo verso la Muraglia di Bari, lungo via Venezia, dove è ancora visibile l’antica cinta muraria della città, si arriva al Museo Archeologico di Santa Scolastica, uno dei più importanti luoghi per comprendere la storia dei siti archeologici di Bari. Il museo si trova in via Venezia 73, in una posizione strategica tra mare e centro storico.
All’interno sono conservate testimonianze che vanno dalla preistoria e protostoria fino all’età medievale, offrendo una lettura completa dell’evoluzione di Bari nel corso dei secoli.
Attraverso un portone in legno dell’edificio si accede poi all’esterno, dove si trova un’altra tappa fondamentale della Bari archeologica: l’area archeologica di San Pietro, da anni al centro di studi e campagne di scavo.
Sia il Museo Archeologico di Santa Scolastica sia l’area di San Pietro sono approfonditi in un articolo dedicato del blog, in cui racconto nel dettaglio cosa è possibile scoprire durante il percorso di visita.

La Chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio
Un’altra tappa imperdibile per chi vuole esplorare i siti archeologici di Bari è la Chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio, situata nelle immediate vicinanze del Museo Archeologico di Santa Scolastica.
La Chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio, o quel che ne resta, si trova nella piazzetta omonima. Qui sono visibili i resti della chiesetta, che è suddivisa in tre navate da due serie di quattro colonne in marmo pregiato, risalente all’età paleocristiana e romana, adornate da capitelli vegetali.
Il pavimento della Chiesa appartiene al periodo XI-XII secolo e dai restauri che si sono susseguiti nel corso del tempo sull’edificio, tutti gestiti dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici, Archivistici e Storici della Puglia, è stato possibile notare almeno tre livelli di pavimentazione.
Il primo pavimento della chiesa risale alla fase più antica, compresa nel periodo tra IX e X secolo, dove sono stati scovati seppur in modo frammentario rivestimenti in opus sectile.
La seconda fase di vita dell’edificio invece si attesta nel periodo tra l’XI e il XII secolo rivelando una pavimentazione molto più ampia e articolata mentre la terza fase, più recente, va ascritta all’epoca tra il XVII-XVIII secolo.

Un aneddoto sulla chiesa riguarda il suo nome perché inizialmente pare si chiamasse “Chiesa di Santa Maria del Popolo” in quanto si presuppone che fungesse anche da luogo di assemblea dei cittadini.
Assunse la definitiva denominazione di Santa Maria del Buon Consiglio in seguito ad una zuffa tra alcuni cittadini baresi e ufficiali bizantini che si arrogavano il diritto di accompagnare nella Chiesa le spose il giorno delle loro nozze.
Risolta la questione, il “mal consiglio” della lite si trasformò nel buon consiglio della pace raggiunta. Da qui di conseguenza il nome di Chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio.
Palazzo Simi
Anche Palazzo Simi rientra nella lista dei luoghi da visitare se vuoi scoprire i maggiori siti archeologici di Bari. Questo palazzo è situato in un’altra zona della città vecchia che è strada Lamberti, già strada Simi, nelle vicinanze della Soprintendenza Archivistica per la Puglia.
Si tratta di un edificio costruito nel Cinquecento sulle fondamenta di un altro risalente al X secolo, e oggi è la sede del Centro operativo per l’Archeologia della Puglia.
Gli scavi all’interno del palazzo hanno portato alla luce la Bari sotterranea, tra stratificazioni e strutture che dall’età antica si sono sedimentate nel sottosuolo della città vecchia.

Il Museo del Succorpo, nella Cattedrale di Bari
Dopo Palazzo Simi ti consiglio di prendere la strada che porta alla Cattedrale di San Sabino e di entrare nella Cattedrale stessa.
Qui scendi la scalinata posta a destra, vicino all’altare: ti troverai il Museo del Succorpo, un altro degli affascinanti luoghi sotterranei che rivelano i tesori della Bari più antica e segreta, e questo in un luogo nascosto e silenzioso.
Il Castello Normanno Svevo
L’itinerario tra i siti archeologici di Bari si conclude al Castello Normanno Svevo, a pochi passi dalla Cattedrale di San Sabino.
All’interno della fortezza, oltre agli ambienti storici visitabili, merita particolare attenzione la Sala Archeologica, conosciuta anche come Sala Sveva, che conserva importanti testimonianze del passato della città.
Tra i reperti esposti spicca la collezione di ceramiche provenienti dal cosiddetto “butto”, l’antico immondezzaio del Castello, termine ancora oggi utilizzato nel dialetto locale. Gli oggetti rinvenuti, databili tra il XV e il XVIII secolo, offrono uno sguardo diretto sulla vita quotidiana di epoche lontane.
Questi luoghi rappresentano alcune delle tappe fondamentali per chi desidera comprendere le origini più profonde di Bari. Hai già avuto occasione di visitarne qualcuno o stai pianificando il tuo prossimo viaggio alla scoperta della città vecchia?



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